Per un aborto sicuro, libero e gratuito

Scritto dasu 14 Aprile 2014

niguarda occupazQuesta mattina abbiamo parlato con Sandra della Consultoria Autogestita di Milano: uno spazio autogestito e demedicalizzato, riservato alle donne, dove da anni – in modo indipendente e libero – si forniscono informazioni e strumenti utili su contraccezione, interruzione di gravidanza e altri temi fondamentali che riguardano le donne, i loro corpi, la loro salute.

Con Sandra siamo partite da una mobilitazione molto recente, che ha riguardato l’ospedale Niguarda di Milano che, oltre ad essere uno degli ospedali più grandi della città, ha anche il numero di medici “obiettori di coscienza” più alto di tutti le altre strutture ospedaliere presenti sul territorio, al punto da rendere quasi impossibile lo garanzia del servizio dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG). Venerdì scorso un gruppo di donne ha occupato la direzione sanitaria dell’ospedale per denunciare una serie di “pratiche” sempre più ordinarie in questo come in altri centri sanitari della Lombardia. Di seguito, riportiamo alcuni punti del comunicato, in cui si spiega cosa succede in un ospedale che dovrebbe fornire un servizio pubblico nell’interesse e nel rispetto delle donne e della loro salute:

Negli stessi giorni in cui gli integralisti cattolici sfilano per la città ostentando macabri crocefissi ornati di feti sanguinanti e chiedendo il ritorno dell’aborto clandestino, abbiamo deciso di “andare alla fonte” dei problemi che già ci affliggono -e che questi signori vorrebbero istituzionalizzare- e di stanare chi se ne rende complice quotidianamente, in particolare le direzioni sanitarie degli ospedali che:– continuano ad assumere personale obiettore di coscienza rendendo ogni giorno più difficile lo svolgimento del servizio IVG e drammatica e pericolosa la condizione delle donne che devono sottoporsi ad un aborto terapeutico
– consentono l’obiezione anche per prestazioni su cui non sarebbe consentita (visite pre ricovero e pre-dimissioni, prescrizione della pillola del giorno dopo che NON è un abortivo, raschiamenti per emorragie conseguenti ad aborti spontanei ecc
– applicano all’accettazione del servizio IVG assurdi meccanismi di numero chiuso, inesistenti per qualunque altra prestazione medica, che obbligano le donne che devono abortire ad un drammatico percorso a ostacoli da un ospedale all’altro
Abbiamo deciso di dare un segnale forte contro tutto ciò, occupando simbolicamente la Direzione Sanitaria dell’ospedale Niguarda di Milano:
Perché Niguarda, feudo di Comunione Liberazione, è l’ospedale milanese con la maggiore percentuale di medici obiettori, che supera il 90%.
Perché è l’ospedale che ha dato pronta ospitalità agli integralisti cattolici di No194 che, sfrattati dalla Mangiagalli grazie alle nostre mobilitazioni, svolgono adesso qua davanti le loro maratone di preghiera contro aborto e eutanasia.
Perché qui in autunno è morta una donna in seguito ad una IVG e subito è stata messa una sordina alla notizia, che è sparita immediatamente dai media. […]
Il comunicato prosegue spiegando quali sono le caratteristiche dei diversi metodi per l’interruzione della gravidanza e sottolinea il fatto che tali metodi, in un paese come questo, dovrebbero essere sempre garantiti ed offerti nella massima sicurezza, in strutture adeguate e con personale preparato, nel rispetto della salute e delle scelte di ogni donna.

In questi giorni così tristi, in queste ore in cui sentiamo la mancanza di Anna sempre più assurda e insopportabile, ci è sembrato importante portare questo punto di vista rispetto al tema dell’IVG. Per ribadire che ogni donna dovrebbe avere la certezza di trovare, in tutti gli ospedali del territorio in cui vive, personale medico preparato e professionale e non una schiera di obiettori di coscienza o di fanatici antiabortisti armati di Bibbia e rosario fuori dagli ambulatori.

Ogni donna dovrebbe avere la certezza di ricevere attenzione e rispetto per le sue scelte, perché è lei che decide. Nessun’altro.

Dovrebbe avere la certezza di vivere in un paese in cui, se un’amica, una compagna, muore in seguito ad una IVG, i giornalisti e le giornaliste – i media in generale – non passano il loro tempo ad imbrattare fogli e fogli di giornale con luoghi comuni, per ravvivare polemiche a favore o contro l’interruzione di gravidanza col metodo farmacologico (RU486), ma si documentano ed informano sulle reali condizioni che oggi vivono le donne negli ospedali pubblici in Italia, dove è sempre più difficile trovare attenzione e cura adeguate, rispetto e dignità. Quindi c’è ancora molto per cui lottare. Perché il nostro cammino condiviso si costruisce nell’autodeterminazione.

Perchè Anna siamo tutte noi.

http://gabrio.noblogs.org/post/2014/04/14/anna-siamo-tutte-noi/

Ascolta l’intervista con Sandra

sandra

 


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