Jobs act: un contenitore inguardabile e ingiudicabile

Scritto dasu 17 Ottobre 2014

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In una giornata di lotta del lavoro più precarizzato e meno retribuito, affidato a soggetti ricattabili e soggetti alla repressione più feroce (in quanto migranti), una giornata in cui il settore delallogistica rialza la testa sembrava opportuno rivolgere lo sguardo alla condizione dei lavoratori che finora sono ancora coperti da alcune tutele minime, ottenute dalle grandi lotte degli anni Sessanta e Settanta… ancora per poco, se le idee liberiste renziane passeranno integralmente dei decreti attuativi della delega in bianco del “jobs act”. Forse contro l’austerity, il vero nemico dei diritti dei lavoratori, l’unica barricata che può produrre un movimento operaio forte è quella transnazionale e il Jobs act non è giudicabile perché può venire riempito di deregolarizzazioni e normative ancora più retrive a seconda della volontà di utilizzarlo per torchiare ulteriormente le classi subalterne all’angolo.

Abbiamo pensato di rivolgere l’analisi relativa al valore simbolico dell’art. 18, ai trucchi contabili del tfr in busta, riforme delle pensioni… a uno dei più attenti studiosi della storia della condizione operaia: Stefano Musso

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