I profughi, la Lega, i fronti di guerra

Scritto dasu 9 Giugno 2015

La Lega Nord è uscita dal pantano nel quale stava affondando, dopo le inchieste che hanno travolto il padre e nume tutelare della formazione padana e il suo “cerchio magico”. Il piede di porco che ha sollevato il partito guidato dal rampante e ruspante Salvini è un classico nella cassetta degli attrezzi leghista: la xenofobia, il razzismo esplicito, la guerra ai migranti.
Niente di strano che, dopo le elezioni regionali della scorsa settimana, Roberto Maroni abbia intrapreso una crociata contro i profughi, un argomento poco toccato nella campagna elettorale di Salvini, che ha puntato il dito sui rom, obiettivo facile in un paese dove il pregiudizio antitzigano è molto potente e diffuso.
Renzi pareva padrone della situazione, dopo aver incassato l’assenso degli altri paesi europei ad accogliere qualche migliaio di profughi in deroga al trattato di Dublino. Il moltiplicarsi delle defezioni ha indebolito la posizione del primo ministro, aprendo le porte all’iniziativa leghista.
D’altra parte, nonostante l’assenza di pudore dei padanisti doc, sino a poco tempo fa l’impatto emotivo dell’ultima gravissima strage nel Mediterraneo era tale da suggerire prudenza su quel fronte. Il tempo passa, la com-passione si stempera e le ostilità possono ri-partire.

Ne abbiamo parlato con Alessandro Dal Lago, studioso delle migrazioni e della loro percezione sociale nella nostra società.
Ne è scaturita una chiacchierata a tutto campo, in cui inevitabilmente si è passati a ragionare della missione europea nel Mediterraneo, degli interessi italiani in Libia, dei tanti fronti di guerra, che alimentano i flussi di profughi e richiedenti asilo diretti in Europa.

Di qui la spinta rinnovata a costruire campi di raccolta nei paesi della sponda sud del Mare di Mezzo, ribadita in un’intervista dal governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino.

Ascolta la diretta:

alessandro dal lago_rifugiati_analisi sociologica


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