Dall’Italia alla Grecia. L’ambiguità delle socialdemocrazie

Scritto dasu 21 Luglio 2015

Renzi annuncia di voler tagliare le tasse. Come Berlusconi. Renzi con ogni probabilità non taglierà le tasse, ma le aumenterà. Come Berlusconi. Da bravo venditore gli cambierà nome. Come con l’ICI, che non c’é più ma la pressione fiscale sulla casa è passata da 2 a 11 miliardi.
Ma Renzi non è Berlusconi. Renzi è l’erede della tradizione socialdemocratica, quella che affida la redistribuzione verso le classi meno abbienti alla tassazione, per mantenere la pace sociale in cambio di servizi, tutele, libertà.
Da tempo il PD offre pace sociale offrire nulla in cambio. Questo è in se un fatto. Renzi ha appena imposto una legge sulla scuola che porta a termine il progetto di aziendalizzazione dell’istruzione, mettendo sotto tutela gli insegnanti. Quelli che non si adegueranno agli obiettivi del preside manager avranno di fronte una strada in salita. Disciplina e liberismo: un bel cocktail miscelato dal sindaco d’Italia, sceriffo e manager.
Resta tuttavia il grande impatto simbolico di un annuncio, che segna una discontinuità radicale con una consolidata tradizione novecentesca, che sebbene ormai ridotta a simulacro, resisteva nell’immaginario e nella propaganda del PD.
Il segno, al di là dell’urgenza di recuperare visibilità con un annuncio “forte”, che l’illusione di un capitalismo dal volto umano è ormai tramontata.
Ne sanno qualcosa ad Atene.

Ne abbiamo parlato con Francesco, economista.

Ascolta la diretta:

francesco tasse


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