Francia. Nuit Debout

Scritto dasu 26 Aprile 2016

Dopo le ultime grandi manifestazioni del 31 marzo e 5 aprile, le vacanze scolastiche per gli studenti l’attesa per il movimento contro la Loi travail di El Khomri è concentrata sulle scadenze del 28 aprile, in cui i sindacati hanno proclamato lo sciopero generale e il primo maggio.

In questo lungo interregno, ogni notte Republique a Parigi, come in tante altre piazze francesi, diventano il teatro di una presa di parola collettiva, di partecipazione “democratica”, che pare riprodurre le dinamiche di Occupy Wall Street e delle assemblee indignate spagnole.

Il governo esita a mettere in campo una repressione più dura, ma impedisce che la piazza si trasformi in un accampamento permanente, obbligando ogni notte a smontare impianti di amplificazione e cucine.
Le Nuit Debut in queste settimane sono state di fatto l’elemento di raccordo, il luogo pubblico di un movimento plurale, dove il lavoro e la loi travail non sempre è il fulcro.
Tante anime si intrecciano a Repubblique.
Sommariamente potremmo indicarne due.
La prima emerge dalla pratica dell’assemblearismo in quanto tale, dalla spinta partecipativa, che emerge dall’insofferenza verso un sistema politico, che non offre spazi di partecipazione reale, ma si configura come sistema di ricambio tra elite sostanzialmente interscambiabili.
L’assemblea, le discussioni a tema, le commissioni si nutrono di se stesse. Sarà interessante vedere se questo laboratorio parigino avrà esiti diversi dall’approdo istituzionale che ha posto fine alle piazze indignate spagnole.

Repubblique è stata anche il punto di approdo e ripartenza di una generazione di giovani liceali, acutamente consapevole di avere poche prospettive, che è scesa in piazza contro il nuovo codice del lavoro, ma esprime nei fatti una radicalità che va al di là della nuova legge per investire un intero sistema di relazioni sociali. I cortei selvaggi, gli attacchi alle banche, gli scontri con la polizia, materializzano un’insofferenza nei confronti del futuro che si profila per la gran parte di loro, che, sebbene non trovi sbocchi specifici, al di là di una generica spinta alla sottrazione all’esistente, risulta tuttavia incompatibile con le regole del gioco capitalista.

Ne abbiamo parlato con Gianni Carrozza, redattore parigino di Collegamenti, animatore della trasmissione “Vive la sociale” di radio Frequence Plurielle.

Ascolta la diretta:
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