Nuova privatizzazione e dismissione di Poste Italiane

Scritto dasu 22 Giugno 2016

postiniIl Consiglio dei ministri ha approvato a fine maggio, il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) che definisce i criteri di privatizzazione e le modalità di dismissione di una ulteriore quota della partecipazione detenuta dal Ministero dell’economia e delle finanze nel capitale di Poste Italiane S.p.A. tale da mantenere una partecipazione pubblica, anche tramite Cassa Depositi e Prestiti, nel capitale della Società non inferiore al 35%.
Questo implica un’ulteriore dismissione del servizio ai danni dei lavoratori e dei cittadini, attraverso il Piano di recapito “a giorni alterni”. Ricevere la posta a casa dovrebbe essere un diritto universale che lo Stato dovrebbe garantire, anche aldilà dei costi e dell’anti-economicità di erogazione. Tuttavia, parallelamente al processo di privatizzazione di Poste Italiane, il legislatore ed in particolare il Governo Renzi ha “svuotato” il concetto di “universalità”, prevedendo la possibilità di effettuare la consegna a giorni alterni. Infatti, con la Legge di Stabilità del 2015, il Governo Renzi ha ampliato la quota di popolazione che potrà essere interessata dal Piano di consegna ad intermittenza : passando da un ottavo ad un quarto dei residenti su tutto il territorio nazionale (art.3, comma 7 del DL 261/99).
Il Piano varato nell’autunno del 2015, ha già causato molte proteste sia da parte dei lavoratori che della popolazione, proprio a causa dell’ingorgo di posta accumulata (..si parla di quintali di posta in giacenza).
Dopo proteste a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, i lavoratori del recapito di Poste Italiane, provano ad organizzarsi unitariamente contro il Piano del “recapito a giorni alterni” che provocherà esuberi ed enormi disagi alla popolazione (colpendo il diritto universale al recapito).

Ne abbiamo parlato con Edoardo, lavoratore delle Poste e Rsu Cobas

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