Colombia. Raggiunto accordo tra Farc e governo colombiano

Scritto dasu 28 Settembre 2016

TOPSHOTS Colombian President Juan Manuel Santos (L) and the head of the FARC guerrilla Timoleon Jimenez, aka Timochenko (R), shake hands as Cuban President Raul Castro (C) holds their hands during a meeting in Havana on September 23, 2015. The Colombian government and FARC rebels announced a key breakthrough in their nearly three-year peace talks Wednesday with the signing of a deal on justice for crimes committed during the five-decade conflict. The deal includes the creation of special courts and a broad amnesty, though this will not cover "crimes against humanity, serious war crimes" and other offenses including kidnappings, extrajudicial executions and sexual abuse, said officials from Cuba and Norway, the guarantors in the talks. AFP PHOTO / Luis AcostaDopo 52 anni di guerra, il 28 agosto è avvenuta la proclamazione di un cessate il fuoco permanente, approvato sia da Rodrigo Londoño conosciuto come Timochenko – comandante delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) – che del presidente colombiano, Juan Manuel Santos.
Un conflitto che perdura dal 1964 e i cui combattimenti avevano provocato la morte di 220mila persone e costretto sette milioni di colombiani ad abbandonare le loro case. E per negoziare l’accordo di pace definitivo sono serviti quattro anni. Per confermare questo accordo, però, sarà necessario aspettare il plebiscito previsto per il 2 ottobre 2016 a cui è chiamata a pronunciarsi la popolazione colombiana.
Su fronti opposti, i favorevoli e i contrari alimentano già un’infuocata disputa tra sostenitori e critici dell’accordo. I colombiani sono profondamente divisi su cosa concedere ai ribelli, sulle conseguenze giudiziarie che questi dovrebbero affrontare, sul fatto che i settemila combattenti delle Farc consegnino o meno le loro armi e sull’opportunità che i ribelli smobilitati possano o meno ricevere incarichi elettivi. Tanta è anche la disinformazione portata avanti da parte della campagna del “No” – capitanata dal principale partito d’opposizione, il Centro democratico, di destra, dell’ex presidente Álvaro Uribe – che riporta al popolo colombiano motivazioni slegate da quello che è effettivamente il contenuto dell’accordo.

Per approfondire la questione abbiamo sentito Cristina, colombiana e antropologa dell’Università degli Studi di Torino

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