Verso la costituzione di un esercito europeo

Scritto dasu 25 novembre 2016

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Dopo la Brexit, l’ “inaspettata” vittoria di Donald Trump negli Stati Uniti sembra aver fortemente accelerato quei processi, comunque in atto già da diverso tempo, che vanno nella direzione della costituzione di un esercito europeo.

L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea è sicuramente un tassello fondamentale per capire questa accelerazione, dato che la potenza si è sempre detta restia alla prospettiva della costituzione dell’esercito europeo, preoccupata che il progetto le faccia perdere il suo prezioso ruolo di ponte tra le due sponde dell’Atlantico e di potenza militare globale che bene o male ha rappresentato fino ad ora.

Ed è proprio la separazione della Gran Bretagna dall’Unione Europea ad aver convinto Bruxelles ad accelerare i tempi rispetto alla formazione di una forza militare indipendente da Washington, consistente dal punto di visto numerico e degli armamenti in dotazione, ed in grado di agire in tempi rapidi sia all’interno sia all’esterno dei propri confini.

Le dichiarazioni di Trump poi in campagna elettorale e la sua successiva vittoria hanno convinto l’establishment continentale che è arrivata l’ora di passare all’azione per rispondere anche ai malumori americani che lamentando l’eccessivo sforzo economico sostenuto da Washington, tanto da mettere in dubbio l’impegno statunitense nei confronti di quegli aderenti all’Alleanza che “non pagano i loro conti” o “non rispettino gli obblighi nei confronti degli Stati Uniti”.

Da superare ci sono ancora le gelosie dei vari apparati militari statali, oltre che la competizione tra le varie potenze militari del continente.
Comunque Federica Mogherini si dice ottimista, e nella primavera prossima si appresta a presentare, su mandato dei governi dell’Ue, alcune proposte concrete che siano alla base del Rapporto annuale coordinato sulla difesa e che abbiano ricadute rapide anche sul fronte della stabilizzazione di un complesso militare-industriale comune che ha già fatto passi da gigante negli ultimi anni. L’obiettivo è aumentare da subito la cooperazione tra le forze militari dei diversi paesi, incrementando ad esempio la formazione e l’impiego dei battlegroups, unità multinazionali di intervento rapido che esistono dal 2007 ma che finora non sono mai stati utilizzati all’estero.

E a 60 anni dalla loro nascita un altro esercito, quello dei caschi blu, si trova a far i conti con i propri fallimenti: il crollo del paradigma del peacekeeping, le nefandezze coperte o agite nei vari conflitti mondiali in cui sono intervenuti e la mancanza di foraggiamento da parte della maggior parte delle nazioni del mondo sono solo alcuni dei problemi fondamentali che i caschi blu dell’Onu si trovano ora ad affrontare.

Ne abbiamo parlato con Marco Santopadre, redattore di Contropiano.

Ascolta la diretta:

 

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