One belt, one road: la via della seta condiziona lo scacchiere geopolitico

Scritto dasu 6 maggio 2017

Dapprima ci ha incuriosito un articolo di giornale (http://www.scmp.com/week-asia/business/article/2089507/puffing-across-one-belt-one-road-rail-route-nowhere) che raccontava di un merci (più costoso di qualunque altro sistema di scambio) che alla fine di aprile era ancora in viaggio tra Londra e Pechino a rinnovare la leggenda dell’Orient Express per portare lustro al progeto della nuova via della seta fortemente voluta da Xi Jinping, la One belt, one road, costituita da una cintura marittima di rotte che agevolano l’espansione cinese, magari spostando gli equilibri incentrati su Gibuti, piuttosto che Singapore; e da una via che si dipana attravrso molteplici nazioni e interess – etnici, religiosi, culturali; ma soprattutto gasdotti, aree di scambio, infrastrutture, che ritagliano il mondo in base a citeri spartitivi, dove le grandi potenze – attraverso il percorso dela quale si finisce con il gettare una luce particolare su zone di guerra, luoghi di intervento massiccio da parte del potere centrale (Xinjiang, per esempio).

E abbiamo fatto un percorso mentale geopolitico che si allargava sempre più, inglobando aree geograficamente distantissime, di cui avevamo bisogno di verificare la correttezza.

 

Quel treno è privo di senso sia da un punto di vista ambientale, sia da un punto di vista economico: l’attuale vera domanda (come per il tav) sarebbe: che richiesta c’è per un nuovo servizio verso est o verso ovest? la risposta è: pochissima e quindi Xi ha bisogno di indurre questo bisogno per realizzare questa attrazione sul nuovo percorso dei beni. Perciò poi abbiamo pensato chi poteva trarre vantaggi da “quel treno” fortemente simbolico e quali modelli proponeva. Questo aspetto nuovamente può coinvolgere molti attori sparpagliati sul pianeta, a cominciare da quella stazione di partenza, proiettata a trovare nuovi partner dopo aver abbandonato l’Europa, proprio per avere maggior autonomia innanzitutto commerciale. Inoltre la creazione di sovra o infrastrutture così sofisticate ha un ritorno pubblicitario e di sviluppo innovativo per i partner industriali che vi partecipano, intessendo una nuova rete di alleanze che rimodulerà i rapporti tra paesi e gruppi produttivi.

Per mettere a fuoco meglio questa sensazione c’era bisogno di confrontarsi con qualcuno avvezzo a districarsi con la mentalità e la costante evoluzione della società cinese.

 

E infatti Andrea Pira (Chiana Files) ci ha accompagnati su questo treno, arrivando alla fine a scovare anche un forte interesse interno al potere cinese, che da questo progetto ricava vantaggi anche dentro la Rpc, e non solo in termini di colonizzazione definitiva delle zone periferiche uygure, ma ecco qual è stato il percorso che abbiamo battuto con Andrea per cominciare a intessere i molti discorsi che si faranno ancora nel prossimo futuro su questa nuova via della seta, per rendere spiegabili molti fenomeni, apparentemente assurdi come un treno costoso adibito a trasporto merci viaggia per tutta l’Asia centrale.

one belt, one road


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