Barcellona, massa e referendum: quali panorami e contesti si prospettano?

Scritto dasu 23 settembre 2017

Dopo il bastone dei giorni scorsi, voci di stampa insufflano l’esigenza di accordi; certo che una componente del movimento catalano può essere attratta dagli affari nascosti dietro la patina luccicante dell’autonomismo… e le componenti sono così variegate che il solo collante nazionalista è inquietante. Dall’altro lato c’è l’entusiasmo di un popolo, costituito anche da migliaia di compagni, che scende in piazza contro le provocazioni di un neofranchismo dichiarato e tiene sotto assedio la Guardia civil andata a requisire urne, schede di una consultazione popolare che razionalmente non può condurre a nessuna soluzione burocratica e pacifica – se non simbolica –, perché le istituzioni si autoproteggeranno a vicenda (dall’Unione europea allo stato castigliano), ma che per il solo fatto di essere stato indetto potrebbe creare una situazione “rivoluzionaria”, oppure implodere a vantaggio di scippi finanziari. I protagonisti in campo sono tanti (dai calciatori del Barça agli sbirri del Mossos – quelli che sgomberavano ed erano temuti ora li applaudono, perché catalani –; dalle sindache podemos ai funzionari della Generalitat), ma dalle parole di Guglielmo, compagno toscano intercettato a Barcellona, in particolare spicca la massa, quella di Canetti, che nel bene e nel male si contrappone al franchismo e si compatta attorno a slogan, che possono risultare attraenti o meno, ma sono quello che in questo momento pensano coloro che rivendicano l’autonomia. Magari se le piccole patrie si uniscono… oppure davvero insorge il popolo iberico unitariamente (Euskadi, Galicia, Asturie…) e non solo fischia il Borbone, ma lo caccia… e poi insorgono tutti i repressi dallo stato di ogni latitudine… ma per ora limitiamoci a raccontare i giorni di resistenza di questa cultura, lingua, condivisione. Vediamo cosa ne scaturirà, intanto Guglielmo ha visto quello che ci ha raccontato.

barcelona 2017


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