Corteo antifascista alle Vallette. Rilasciato con obbligo di firma il compagno arrestato

Scritto dasu 13 febbraio 2018

Sabato 10 febbraio. Siamo a Lucento, zona popolare di Torino. Qui c’è il villaggio santa Caterina: i nomi delle vie ricordano quelli dei paesi e delle città da cui arrivavano istriani e dalmati, che presero la via dell’esilio dopo la seconda guerra mondiale. Quelli che arrivarono a Torino finirono alle Casermette di Borgo San Paolo, un campo profughi che ospitava persone fuggite anche dalla Grecia, Francia, Libia, Montenegro, dall’Africa orientale italiana. Le guerre sospingono tanta gente lontana dal posto dove viveva. L’impero del Duce e del Re si dissolse, il confine orientale si spostò nuovamente verso ovest.
I profughi delle Casermette di via Veglia, una zona isolata, priva di trasporti pubblici, vivevano ammassati nelle camerate trasformate in tendopoli: una corda e un telo garantivano una precaria intimità.
Il villaggio Santa Caterina venne ultimato tra il 1956 e il 1959: undici blocchi di palazzine di edilizia popolare furono costruite per le famiglie di profughi dell’Istria e della Dalmazia. Allora quella zona di Torino era ancora campagna: strade, autobus, negozi, scuole sarebbero arrivati nei due decenni successivi.

Nel 2004 venne istituita la giornata del Ricordo dell’esilio istriano e dalmata e delle vittime delle Foibe. Poco dopo il comune di Torino fece apporre su una delle case del villaggio una lapide commemorativa.

La giornata del Ricordo, voluta dalle destre per rinfocolare la retorica patriottica, venne fatta propria anche dalla sinistra istituzionale. La memoria della guerra fascista sul fronte orientale, l’invasione della Jugoglavia e della Grecia, la feroce occupazione militare, i campi di concentramento dove la gente moriva di fame e sevizie, gli stupri, le torture è una memoria seppellita dal mito degli italiani brava gente. Un mito falso e consolatorio, che apre la via al revisionismo fascista. La giornata del Ricordo viene cavalcata ogni anno dalla destra xenofoba e razzista.

Quest’anno sia Forza Nuova che Casa Pound si sono ritrovate due ore l’una dall’altra, al villaggio Santa Caterina.

Gli antifascisti torinesi si sono dati appuntamento nella zona del mercato di corso Cincinnato, all’angolo con via Valdellatorre. Un imponente schieramento di polizia difendeva i fascisti. Il corteo ha tentato più volte di aggirare la polizia, senza tuttavia riuscirvi. In una viuzza laterale la testa del corteo è stata caricata ed un compagno, Fabrizio, è stato preso, buttato a terra, manganellato  e portato in questura e, da lì, al carcere delle Vallette.

Il corteo ha fronteggiato ancora a lungo la polizia prima di avviarsi all’Edera Squat.

La fiaccolata di Casa Pound si è snodata per corso Toscana e il villaggio, protetta dalla polizia.

I quotidiani del giorno successivo hanno tratteggiato un improbabile scenario di guerriglia.

Martedì mattina si è svolta l’udienza di convalida dell’arresto di Fabrizio. Il giudice ha convalidato ma ha deciso la scarcerazione, fissando le misure cautelari in obbligo di firma.

Ne abbiamo parlato con Riccardo dell’Edera.
La chiacchierata è stata fatta prima dell’inizio dell’udienza in tribunale, quando ancora non se ne sapeva l’esito.

Ascolta la diretta:

2018 02 13 corteo vallette riccardo


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