Gruppi jihadisti in Africa orientale: il panorama del rapimento di Silvia

Scritto dasu 23 Novembre 2018



Moltissime le ipotesi e gli scenari immaginati dopo il rapimento di Silvia Romano – tralasciamo i social italiani e la ferocia becera e molto gretta che applicano nella difesa del loro presunto benessere –, in seguito al quale gli invasati dal populismo si sono scatenati di nuovo contro l’impegno di ong e anche della cooperazione, perché si sentono posti di fronte ala loro pochezza garantita. Si può ammirare la temerarietà di una giovane donna che si è messa in gioco con entusiasmo, e forse l’unico cinismo che ci possiamo permettere è che quanto le è successo consente di stornare energie per conoscere, approfondire i rapporti di potere, mettere sotto la lente la socialità – e la povertà –dell’area, l’esistenza del jihadismo, proveniente soprattutto da ogni tipo di colonialismo ancora intento a saccheggiare l’Africa orientale, le lotte tra le differenti centrali del fondamentalismo, che affondano anche nella creazione di minoranze somale all’interno del Kenya che risalgono ancora al colonialismo occidentale, mentre si affaccia già all’orizzonte la cintura cinese (one belt). Solo sottoponendo a un confronto dialettico queste e molte altre componenti si può ricostruire il panorama della regione in cui si è perpetrato questo rapimento premeditato probabilmente da giovani balordi e che potrebbe vedere il passaggio di mano del trofeo rapito.

Ne abbiamo parlato con Marco Cochi che proprio il giorno precedente aveva postato sul suo blog (afrofocus.com) un pezzo relativo agli scontri per la supremazia nell’area tra qaedisti e daesh:

Rapimento di Silvia Romano

 


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