Il caso Khashoggi e le mosse di Israele

Scritto dasu 1 novembre 2018

Gli occhi del Medio Oriente continuano ad essere puntati sulla vicenda del giornalista saudita Jamal Khashoggi, ucciso il 2 ottobre nel consolato del Regno a Istanbul da alcuni sicari che, si suppone, siano stati mandati proprio dal principe ereditario Mohammad Bin Salman. Se da una parte la Turchia di Erdogan si scaglia apertamente contro la monarchia saudita, Israele e le altre petromonarchie del Golfo osservano da lontano, cercando di capire se il principe sarà in grado di riemergere da quest’ultima crisi diplomatica.

Nei giorni scorsi, inoltre, il primo ministro israeliano Netanyahu si è recato con un viaggio a sorpresa in Oman su invito del sultano Qabus, avvenimento che conferma un interesse delle monarchie del Golfo a stringere delle relazioni commerciali con Israele, anche in mancanza di relazioni diplomatiche ufficiali e di una soluzione per il popolo palestinese.

Intanto a Gaza e nei Territori occupati continuano ad aumentare i feriti e le vittime causate dal fuoco israeliano in occasione delle manifestazioni settimanali che si susseguono ininterrottamente dal 30 marzo di quest’anno, data in cui è stata chiamata la Marcia del Ritorno.

Ne abbiamo parlato con Michele Giorgio, giornalista del Manifesto e di Nena News, che ci ha fornito una panoramica della situazione anche alla luce delle elezioni amministrative che si sono tenute il 30 Ottobre in Israele:


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