Da Venaus a Venosa: il verminaio Eni in Basilicata

Scritto dasu 1 Dicembre 2018

«Ogni volta che c’è un processo a Potenza, c’è un sit-in, perché non bisogna assolutamente abbassare la guardia», così esordisce Francesco in questo audio che abbiamo registrato e proponiamo, cercando di concentrare in questa mezz’ora tutta la devastazione, la corruzione, gli interessi mafiosi, le schiere di capannoni colmi di rifiuti tossici provenienti da campi di estrazione… contraffazione di codici Cer europei che identificano i veleni! tutti sono coinvolti: avvocati, funzionari corrotti degli enti locali, dirigenti dell’Eni-Agip negli ultimi 60 anni; molti sono i casi di sospetti suicidi, da uno dei quali nasce l’inchiesta che ha portato alla sbarra alcuni pezzi grossi nel Petrolgate (di cui i media mainstream si guardano bene dal parlarne), il processo dove il presidio No Triv ha fatto sentire la sua voce. Quell’udienza a cui alludeva Francesco all’inizio di questo intervento, durante il quale a ogni nuovo capitolo aperto nel suo preciso flusso di coscienza (politica) e di informazione (precisa), ponderata da anni di lotte dei No Triv, si scoperchiava un nuovo verminaio: non manca nulla nella narrazione di Francesco a partire dalla miscela di rifiuti pericolosi e non a Viggiano, fino a quelli smaltiti a Pisticci Scalo che provengono da tutto il mondo in una situazione intollerabile dentro il parco (protetto!?) del Pollino.

Vi chiederete cosa c’entra il titolo con tutto ciò: è che il movimento No Triv (come i No Muos, No Tap, No Gronda, No terzo valico…) l’Otto dicembre partecipa alla giornata contro le Grandi Opere Inutili e dannose, che a Torino vedranno il momento più topico contro il Tav, un NO espresso in un percorso ruspante da piazza Statuto a piazza Castello, contrapposto a quello in provetta, organizzato da Mino Giachino e le sue 7 veline da salotto. In Basilicata la giornata vede l’adesione di più di 30 organizzazioni in difesa della cultura lucana e lo slogan sarà proprio quello: “Da Venaus a Venosa”. Questo perché ciò che emerge dalla chiacchierata con Francesco è il dato essenziale per cui la questione petrolifera italiana non riguarda solo la Basilicata e non può essere sottaciuta ancora a lungo, perché il caso è nazionale e coinvolge ogni comparto e affonda nel passato evocato a più riprese – e riferendosi a varie epoche di depredazione, sfruttamento e distruzione del territorio lucano. Sentite un po’ la passione e la competenza con cui ci ha edotto sulla questione:

scoperchiare il verminaio Eni in Basilicata


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