L’Ungheria in piazza contro la “legge schiavitù”

Scritto dasu 19 Dicembre 2018

Da giorni in Ungheria proseguono le mobilitazioni contro la legge di riforma delle condizioni di lavoro voluta dal premier Viktor Orbán e approvata con un’ampia maggioranza lo scorso 12 dicembre in Parlamento. Il provvedimento – ribattezzato “legge schiavitù” – introduce un aumento del limite massimo di straordinari, che passa da 250 a 400 ore annuali, che potranno essere pagate fino a 3 anni di distanza (prima la scadenza era di 1 anno). Ora la legge aspetta la firma del capo dello Stato Janos Ader e i sindacati hanno annunciato scioperi e blocchi stradali se il provvedimento entrerà in vigore.

Mercoledì scorso, nelle ore immediatamente successive all’approvazione, migliaia di persone si sono radunate sotto il Parlamento, dove sono scoppiati scontri con la polizia in antisommossa che presidiava l’edificio. Le mobilitazioni sono proseguite nei giorni successivi e il 16 dicembre 10mila persone hanno attraversato in corteo le strade di Budapest. Una protesta che sembra destinata a proseguire nei prossimi giorni e che, oltre all’opposizione alla legge schiavitù, esprime un malcontento più generale verso le politiche del governo guidato da Orbán.

Ne abbiamo parlato con Gian Marco Moisè, dottorando, che ha seguito le proteste di questi giorni per il sito EastJournal:

 

 

 

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