In Indonesia il populismo reazionario non riconosce la sconfitta: morti e scontri

Scritto dasu 25 Maggio 2019

Esiste una sorta di rimozione degli avvenimenti che il mondo occidentale può rubricare alla voce ‘consueti conflitti del sudest asiatico’. Apparentemente limitabile entro i confini della più popolosa comunità nazionale musulmana al mondo – suddivisa in due fazioni numerosissime –, lo scontro tra Jokowi Widodo e Prabowo Subianto rientra in realtà da un lato nell’ormai globale conflitto tra populismo fascista e democrazia liberale (con ombre autoritarie da ambo i lati), che propone come senz’altro auspicabile il prevalere del campione progressista, perché l’altro è erede del peggiore autoritarismo fascista, quello di Suharto; e dall’altro è riconducibile alle reazioni che avversano la sempre maggiore importanza della repubblica popolare cinese, a livello globale e ancora di più nell’area dell’Estremo Oriente. Nel caso dell’Indonesia i cinesi sono stati compromessi con ogni regime negli ultimi decenni. A questo può ricondursi a livello geopolitico il conflitto giocato prima nelle urne (con la vittoria netta di Jokowi) e poi nelle strade con la rivolta preparata comunque da Prabowo e preannunziata nel caso di sconfitta che ha prodotto 48 ore di scontri con 6 morti, centinaia di feriti e di arrestati…

Abbiamo chiesto precisione e analisi dettagliata a Emanuele Giordana, tra i massimi esperti dell’area, e non ci ha delusi per la informata documentazione con cui ha dischiuso una finestra sul mondo indonesiano:

Sunto emblematico di tensioni internazionali il crocevia indonesiano ennesima tappa della destabilizzazione


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