Da Domusnovas a Torino: in piazza contro il militarismo

Scritto dasu 4 Giugno 2019

Il due giugno la Repubblica festeggia se stessa con parate e cerimonie militari. L’esaltazione delle forze armate, la retorica patriottica, l’esaltazione delle bandiera e dei confini sono il sale di una narrazione che pone al centro il nazionalismo, come perno di identità escludenti, uno dei cardini della guerra ai poveri e agli immigrati.

In varie località italiane ci sono state iniziative di lotta antimilitarista e di contrasto alla produzione e allo smercio di armi.
A Domusnovas c’è la RWM, una fabbrica la cui vocazione alla produzione di esplosivi per le miniere e le cave, è andata in crisi con la chiusura dei distretti minerari del Sulcis Iglesiente. Oggi alla RWM si producono bombe, che vengono vendute a paesi in guerra come l’Arabia Saudita, che le usano per macellare la popolazione yemenita.
A gennaio la RWM è stata autorizzata ad allargare il perimetro dello stabilimento.
Gli antimilitaristi in più occasioni hanno manifestato davanti alla fabbrica, e pur senza entrarvi, perché le produzioni e i materiali di lavorazione sono molto pericolosi, sono riusciti più volte a bloccare la produzione, perché basta un palloncino a far scattare l’allarme e bloccare tutto.
Il due giugno una pioggia battente ha limitato la partecipazione alla manifestazione, ma gli antimilitaristi hanno deciso di replicare il prossimo fine settimana.
In contemporanea in Germania ci sono state azioni di lotta solidali alle sedi della RWM.

A Torino il rito militare è stato celebrato in piazza Castello. C’erano anche gli antimilitaristi, che di fronte alla polizia in assetto antisommossa, che bloccava l’ingresso in piazza Castello hanno chiuso un perimetro con fili e scritte contro le frontiere, bloccando per un breve periodo via XX Settembre.
Le frontiere reali, tangibili, ma spesso invisibili ai più, sono divenute concrete per un po’, tanto da innervosire il consueto stuolo di digos, che hanno provato senza successo a sequestrare lo striscione “Morti in mare. Salvini e Toninelli assassini”.
Il presidio si è allargato, facendo pressione con cori e slogan. Sonio state diffuse testimonianze sulle frontiere.
Poi il presidio si è trasformato in corteo ed ha raggiunto piazza Castello, dove si era appena conclusa la cerimonia militare. Fumogeni e un tirassegno antimilitarista hanno concluso una giornata di informazione e lotta.

Ascolta la diretta con Guido di Cagliari e il resoconto della manifestazione di Torino:

Di seguito il volantino dell’assemblea antimilitarista di Torino:

“Contro tutte le patrie per un mondo senza frontiere

L’Italia è in guerra. Truppe italiane sono in Afganistan, in Iraq, in Val Susa, nel Mediterraneo e nelle strade delle nostre periferie, dove i nemici sono i poveri, gli immigrati, i senza casa, chi si oppone ad un ordine sociale feroce.

L’Italia è in guerra. A pochi passi dalle nostre case si producono e si testano le armi impiegate nelle guerre di ogni dove. Le usano le truppe italiane nelle missioni di “pace” all’estero, le vendono le industrie italiane ai paesi in guerra. Queste armi hanno ucciso milioni di persone, distrutto città e villaggi, avvelenato irrimediabilmente interi territori.

L’Italia è in guerra. In tutto il paese ci sono aeroporti militari, poligoni, centri di controllo satellitare, postazioni di lancio dei droni. Le prove generali dei conflitti di questi anni sono fatte nelle basi che occupano ovunque il territorio.

L’Italia è in guerra. Le frontiere chiuse dell’Europa uccidono uomini, donne e bambini che fuggono guerre, miseria, persecuzioni e dittature.
Si muore in mare, nel deserto, nelle gallerie ferroviarie, sui valichi alpini.

L’Italia è in guerra. Chi promuove guerre in nome dell’umanità paga i macellai di Tripoli e di Ankara perché i profughi vengano respinti e deportati.
I porti italiani sono stati chiusi alle navi delle ONG che salvavano i naufraghi, alla guardia costiera italiana è stato vietato intervenire nelle emergenze in mare. La guardia costiera libica, la cui collusione con i trafficanti è ben nota, ricaccia all’inferno delle prigioni per migranti la gente in viaggio. Nei lager libici stupri, torture, fame, ricatti e omicidi sono orrori quotidiani. I lager sono in Libia, i responsabili sono al governo in Italia e in Europa.
Il ministro dell’Interno sta preparando un nuovo pacchetto “sicurezza”. Chi presta soccorso ai naufraghi, rischia multe salatissime e il ritiro della patente. La gente di mare dovrà scegliere se diventare complice degli assassini di Stato o perdere la barca e il lavoro.

L’Italia è in guerra. Ogni giorno centinaia di persone viaggiano per seguire i fili della propria vita. Tanti provano a passare il confine con la Francia.
Ma non tutti arrivano. Polizia e militari sono essi stessi una frontiera per chi non ha documenti, né mai li avrà. Il pacchetto sicurezza cancellando la protezione umanitaria ha reso clandestine migliaia di persone.
Il confine è una linea sottile sulle mappe. Tra boschi e valichi, tra le acque del Mare di Mezzo, non ci sono frontiere: solo uomini in armi che le rendono vere.
Le frontiere tra i sommersi e i salvati sono ovunque, ben oltre i confini di Stato e le dogane.
Le frontiere sono quasi invisibili per chi ha la fortuna di possedere un documento, di essere bianco, di avere la cittadinanza.
Per i senza carte ogni strada è una frontiera: ogni giorno rischiano di incappare in una pattuglia, di essere rinchiusi nei CPR o deportati a migliaia di chilometri di distanza.
Un terribile gioco dell’oca: se i dadi ti dicono male ritorni da dove sei partito anni prima, bruciando la tua vita per un viaggio che potrebbe durare poche ore, costare molto meno.
La retorica sulla sicurezza alimenta l’identificazione del nemico con il povero, mira a spezzare la solidarietà tra gli oppressi, perché non si alleino contro chi li opprime.

L’Italia è in guerra. Ma in ogni dove, lungo le frontiere serrate d’ Europa, c’è chi ha deciso di non stare a guardare la gente che muore, si perde, dorme in strada, viene cacciata da gendarmi e carabinieri.

Un giorno qualcuno potrebbe chiederci dove eravamo mentre i bambini annegavano. Dove eravamo quando il governo chiudeva i porti? Dove eravamo quando il ministro dell’Interno cancellava i permessi umanitari a donne incinte, ragazzi soli, persone torturate? Dove eravamo quando la furia razzista colpiva per le strade?
Noi vorremmo poter rispondere che eravamo lungo le frontiere che separano, selezionano, uccidono. Mettersi in mezzo è possibile. Dipende da ciascuno di noi.
Se non ora, quando? Se non io, chi per me?

La rivolta morale non basta a fermare la guerra, se non sa farsi resistenza concreta.
Per fermare la guerra non basta un no. Occorre incepparne i meccanismi, partendo dalle nostre città, dal territorio in cui viviamo, dove ci sono caserme, basi militari, aeroporti, fabbriche d’armi, uomini armati che pattugliano le strade.

Contro tutti gli eserciti, contro tutte le guerre!.
Le frontiere uccidono. Abbattiamole!”


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