Hong Kong, un paese due sistemi… uniformabili?

Scritto dasu 15 Giugno 2019

Riappare il Movimento per le vie di Hong Kong senza leader e con un’attenzione estrema a non cadere nelle maglie della repressione: ha fatto scalpore vedere un milione di persone sabato 8 giugno sfilare, numeri imponenti per l’isola città a statuto speciale, forse la più cosmopolita al mondo, proprio perché costituita da persone confluite lì sfuggendo al controllo politico dei vari regimi da cui erano in fuga. L’ex protettorato che da 22 anni è stato restituito dal soggetto coloniale alla Cina ha mantenuto caratteristiche giuridiche trasparenti e di tutela delle libertà del cittadino di matrice occidentale e la sua magistratura ha mantenuto un codice riconducibile a quello britannico. E a questo ora guarda Pechino, allergico alle identità e difformità periferiche (gli uigury dello Xinjiang, per esempio), sollecitando dalle autorità locali delle modifiche: abbiamo chiesto a Ilaria Maria Sala, sinologa esperta e giornalista di “Lettera22”, abituale corrispondente da Hong Kong, cosa si stia muovendo e quali sono i reali scopi della riforma della estradizione. E lo ha fatto consentendoci di entrare nell’ottica locale per poter comprendere realmente gli eventi senza ridurli a sintesi occidentali che possono travisare la realtà:

Difesa della comunità hongkonghese dalla cinesizzazione?


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