Morsi è morto e le Primavere non stanno tanto bene

Scritto dasu 22 Giugno 2019

Abbiamo proposto a Massimo Campanini di sviluppare un’analisi a partire da quello che poteva essere l’insegnamento della fine delle Primavere arabe sancita emblematicamente dalla morte di Mohammed  Morsi (primo presidente dell’Egitto eletto democraticamente) stroncato da un malore durante un dibattimento in tribunale che lo vedeva alla sbarra, consapevoli che il disincanto geopolitico dello studioso ci avrebbe accompagnato attraverso tutto il Medio Oriente, sconfinando in quei paesi toccati proprio in questo periodo da rivolte e richieste di cambio dei regimi al potere da decenni, come il Sudan – che mostra molte somiglianze con l’Egitto – o l’Algeria.

Ne è scaturita una interessante disamina che, spaziando da un approccio gramsciano fino al riconoscimento di un neocolonialismo che eterodirige o almeno condiziona le lotte locali da un secolo almeno, spesso impedendo che si sviluppino in Rivoluzioni (se non nel caso che assicurino gli interessi delle potenze esterne), giunge a considerare le infinite sfaccettature che incarnano il concetto di democrazia, piegandosi con naturalezza alle esigenze di ogni possibile declinazione insufflata dal genius loci… fino a contemplare l’ipotesi della democrazia islamica.

Massimo Campanini è islamologo e docente a Pavia:

Democrazia, vaso vuoto declinabile in ogni salsa


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