Amazzonia, Terra in trance

Scritto dasu 11 Ottobre 2019

© Tommaso Protti per la Fondation Carmignac
Araribóia, Brasule – Guerdie forestale Guajajara ,che pattugliano la riserva indigena di Araribóia nello stato di Maranhão, picchiano un altro indigeno sospettato di collaborare con i taglialegna illegali. La guardie pattugliano la loro vasta riserva indigena ogni mese, distruggendo i campi dei taglialegna illegali e quando possibile sequestrando le loro attrezzature. A volte li colgono in flagrante, ma può essere pericoloso perché entrambi i gruppi sono armati. A Maranhão e in altri stati brasiliani dell’Amazzonia, la stragrande maggioranza delle uccisioni per conflitti di terre o risorse rimane irrisolta.

Una frontiera per i coloni di Bolsonaro, presi nella fregola del disboscamento e del falò del globo, affamati di proprietà, ubriachi di smantellamento di regole e contenimenti, assetati di acqua e di monocoltura intensiva, facendo strame della riforma agraria e della redistribuzione.

Un luogo mitico e illimitabile: incontenibile, un enorme bacino naturale, la più estesa distesa di verde che ora un fascista dice che è “suo” e quindi disbosca, taglia, impone asfalto e miniere e allevamenti e coltivazioni, rievocando i fasti della giunta militare fascista. Il più grosso land-grabbing in corso e uno dei più feroci per interessi e bulimia del capitale a ogni livello, che mira a sottrarre spazi indispensabili per l’espansione del capitalismo a scapito dell’equilibrio ecologico, ma soprattutto è una guerra ai più poveri.

Molti gli addentellati con lo sterminio dei nativi del territorio ora statunitense, richiamati da Bolsonaro nei suoi deliri che auspicherebbero lo stesso sterminio, una pulizia etnica che ha come modello qualche western trucido.

Alcune immagini di questo scontro tra approcci alla esistenza in una realtà naturale ci sono offerte da un fotografo mantovano da più di un lustro assiduo frequentatore della foresta amazzonica per raccontarla nei suoi contrasti e nelle  pieghe dell’arroganza del potere.

Questi i racconti e le descrizioni che ci ha offerto Tommaso Protti, di cui si attende a dicembre una mostra che raccoglie le sue fotografie a Parigi e che potrà restituire ulteriori sensazioni visive, utili più di molte parole per capire le situazioni di disperata resistenza:

protti

Però si sente anche il bisogno delle parole, utili per approfondire e analizzare: racconti come quelli delle immagini di Tommaso Protti trovano eco e nuove suggestioni negli incontri e nelle valutazioni di Marina Forti, che aiuta a collocare l’attuale incubo nell’ovvia conseguenza del golpe bianco “LavaJato”; l’abbiamo interpellata a seguito di due interessanti articoli, uno comparso su “Internazionale”:

 

https://www.internazionale.it/reportage/marina-forti/2019/10/04/amazzonia-resiste-bolsonaro

e uno inserito in https://altreconomia.it

dove ritroviamo i punti su cui Tommaso ha incentrato l’intervento: allevamento di bovini, soia, café, canna da zucchero, cacao, palma da olio, miniere… ma anche elenco di morti, i numeri di una guerra.

Nella mattinata di venerdì 11 ottobre sentiremo Marina Forti e contiamo di poter aggiungere altre suggestioni e analisi della reale posta che c’è in gioco, qui inseriremo l’audio del suo intervento:


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