Spagna tra astensione e nazionalismi

Scritto dasu 12 Novembre 2019

La scommessa di Sanchez, leader del PSOE, il Partita Socialista, di aumentare i propri consensi tramite nuove elezioni, per superare lo stallo che ha impedito per mesi di formare un governo, è andata persa.

Le nuove elezioni, con un aumento del 5% dell’astensione, hanno visto il PSOE perdere consensi, pur rimanendo il partito di maggioranza relativa. Allo stesso tempo l’estrema destra di Vox ha aumentato i propri consensi, puntando la propria campagna elettorale su temi nazionalisti, centralisti e razzisti. Il loro affermarsi è stata l’espressione della reazione alle istanze autonomiste in Catalogna ma, sopratutto, è in linea con il trend europeo che vede l’affermarsi di forze populiste, autoritarie e suprematiste.

Negli ultimi anni in Spagna, come negli altri paesi europei, vi è stato un aumento della repressione contro il dissenso politico e sociale. Nel mirino anarchici investiti da accuse di terrorismo che prevedono fino a trenta anni di carcere.

Allo stesso tempo l’aumento del PIL e la ripresa dell’economia dopo la crisi degli ultimi anni non è stata collegata con un effettivo aumento del livello occupazionale e salariale. Le conquiste del movimento operaio avvenute dopo la fine del franchismo vengono man mano erose, con il PSOE e che ha portato avanti politiche di stampo neoliberista, al pari del Partito Popolare.

Ne abbiamo parlato con Claudio Venza, docente di Storia della Spagna Contemporanea all’Università di Trieste

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