La lotta dei prigionieri politici e dei Mapuche in Cile

Scritto dasu 21 Gennaio 2020

In Cile ci sono 2537 persone in detenzione preventiva per accuse politiche in seguito all’esplodere, negli ultimi tre mesi, di una forte insorgenza sociale. L’imponente flusso di arrestati ha mandato in crisi lo stesso sistema carcerario che, ora, è caratterizzato da un forte sovraffollamento.

Gli arresti e le condizioni di detenzioni sono caratterizzato da un sistematico uso di violenze e torture, compreso l’uso dello stupro nei confronti delle prigioniere. Le stesse comunicazione con i familiari dei prigionieri vengono spesso impedite. Le informazioni riescono a filtrare dai carceri solo grazie al lavoro dei legali e dei coordinamenti di solidarietà. Gli arresti e le detenzioni avvengono in base alla Ley de Securidad de l’Estado, un corpo di leggi repressive che deriva dagli anni del regime ma che è stata mantenuta e rafforzata dai vari governi democratici.

Contemporaneamente alla lotta contro le politiche neoliberiste volute da tutti i governi cileni degli ultimi anni sta continuando la lotta del popolo Mapuche, gli abitanti ancestrali delle terre patagoniche in Argentina e Cile.

Molte delle loro terre sono state vendute a multinazionali, la Benetton, multinazionale italiana dell’abbigliamento, è tra i maggiori proprietari terrieri delle terre dei Mapuche. Le comunità indigene si sono organizzate con molteplici azioni di riappropriazioni delle proprie terre, tramite occupazioni. Ovviamente queste occupazioni si sono scontrate con la forte repressione da parte della polizia Cilena e Argentina.

L’occupazione di Lof Kurache del 27 dicembre 2019 è l’ultima di queste azione di riappropriazione territoriale portate avanti dalle comunità mapuche

Ascolta la diretta con Geraldine, della Rete Internazionale in difesa del Popolo Mapuche

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