Livraga, il deviatoio assassino per responsabilità sistemiche

Scritto dasu 14 Febbraio 2020

Dopo una settimana in cui si è cercato di scaricare sull’errore umano di lavoratori che in genere da quell’errore umano perdono la vita, perché agiscono senza rete o per inesperienza dettata da criteri legati al profitto, dopo questa settimana in cui sono stati messi sotto accusa i lavoratori di turno, si pensa di risolvere con un deviatore difettoso, ma se il deviatore è difettoso va riscontrato, diagnosticato da una programmazione rigorosa e non consentire che i messaggi in cabina siano confortanti e non prevedano alcun disastro imminente.

Ne abbiamo parlato con Alessandro, ferroviere della cub rail di Milano, ancora scorato e colpito dalla ennesima tragedia, che ha colpito i suoi colleghi innanzitutto e per l’ennesia volta il mondo del lavoro,privo di tutele e sicurezza – quella vera.

Non è possibile rassegnarsi alle ricostruzioni dell’azienda

 

Come ha anticipato nell’audio Alessandro sulla pubblicazione “Cub Rail” si può leggere la storia di due macchinisti morti il 16 febbraio 1920 allo stesso modo in cui si muore un secolo dopo e così sintetizzata nel sito http://cubferrovie.altervista.org/:
Alle 17,25 del 16 Febbraio 1920 il treno merci 6385 a doppia trazione (47127 e 74003, agganciata a Fornello dopo aver effettuato un rinforzo ad un treno viaggiatori), che trasportava zucchero, fusti di olio pesante, masserie, cotone, cavalli di frisia, partito da Ronta in direzione Borgo San Lorenzo, precipitò dal “Ponte di Caino” nella scarpata sottostante a causa di un cedimento delle rotaie.  Due frenatori, un macchinista e un fuochista si buttarono dal ponte riportando ferite non gravi. Il macchinista Alfredo Tamburini (33 anni) e il fuochista Vincenzo Monciatti (19 anni), del Deposito Locomotive di Firenze, rimasero al loro posto.
Vincenzo morì subito. Alfredo rimase incastrato tra le lamiere, ancora vivo. Per le atroci sofferenze, urlava supplicando che che gli venisse data una pistola per farla finita. Nessuno ebbe il coraggio di portargliela e Alfredo morì dissanguato appena dopo essere stato estratto dai soccorritori e trasportato all’Ospedale di Luco di Mugello.
Alfredo e Vincenzo erano uniti da tante cose: socialisti entrambi, partecipanti a tutte le manifestazioni proletarie, reduci dal vittorioso sciopero dei ferrovieri italiani conclusosi il 29 gennaio, buoni e umili. Vincenzo era l’unico sostegno economico per la madre e i quattro fratellini. VENTICINQUEMILA persone parteciparono ai funerali a Firenze. A salutare per l’ultima volta Alfredo e Vincenzo, accompagnandoli coi vessilli rossi. Simboli della lotta per binari più sicuri e per un mondo migliore che non si è mai interrotta.

infatti i ferrovieri dei sindacati di base il giorno dopo al deragliamento omicida son  riusciti a organizzare uno sciopero partecipato nonostante il boicottaggio di ogni fonte di informazione

Comunicato Unitario per Livraga finale def

 

 


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