Nea Demokratia e l’isola di lesbo

Scritto dasu 13 Febbraio 2020

Le politiche in materia d’immigrazione da parte di Nea Demokratia, il partito di centrodestra che ha sostituito Syriza alla guida del governo greco la scorsa estate, non stanno fino a oggi fornendo i risultati sperati dalla maggioranza dei suoi elettori.

Sull’isola di Lesbo nel frattempo la situazione si è fatta insostenibile e i cortei e le proteste si susseguono alternandosi. Residenti e “ospiti” dei campi profughi scendono in strada ininterrottamente. Seppur spesso gli uni contro gli altri le rispettive richieste non sono dissimili e per entrambi la priorità permane la chiusura dei campi profughi. La situazione è infatti al collasso da anni, basti pensare che l’hotspot di Moira ospita oggi più di 20000 persone a fronte di una capienza di 3500. E che la popolazione residente dell’intera isola non supera gli 80000 abitanti. Cortei, cariche della polizia, lanci di pietre e di lacrimogeni, arresti e retate, check point militari, agguati di stampo fascista. Sono questi gli eventi che compongono la quotidianità dell’isola di Lesbo negli ultimi due mesi.

Dal canto suo il presidente Mitsotakis sta provando a tranquillizzare gli animi dei suoi sostenitori promettendo una linea più dura sulle migrazioni, che comprende la costruzione di centri di detenzione pre-espulsione e rimpatri più veloci verso la Turchia, nonché lo stanziamento di 500000euro per la costruzione di un muro galleggiante lungo 3km al largo delle coste di Lesbo che funga da dissuasore per l’arrivo di ulteriori migranti dalla stessa Turchia.

Il racconto di una compagna direttamente dall’isola di Lesbo.

 


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