Lesbo. La polizia spara ai profughi, i fascisti li aggrediscono

Scritto dasu 3 Marzo 2020

Fortissima la tensione nelle isole greche, specie quelle più vicine alla costa turca sulla quale si stanno ammassando decine di migliaia di profughi di guerra siriani, che il governo Erdogan ha deciso di usare come arma da guerra contro l’Europa, per ottenere soldi e sostegno all’allargamento dei confini del Sultano di Ankara.
La situazione a Lesbo è esplosiva da tempo. Il governo di destra guidato da Mitsotakis ha deciso di ammassare su isole piccole migliaia di profughi, senza trasferirli sulla terraferma.
Il campo di Moria, nel nord dell’isola, è un inferno dove sopravvivono a stento oltre 20.000 persone. A Moria non potrebbero esserne ospitate più di 3.000.
Scontri durissimi sono seguiti alla decisione del governo di costruire un nuovo campo, con carattere di prigione detentiva, destinato ai profughi cui è stato negato l’asilo. Negli ultimi mesi in Grecia i dinieghi hanno raggiunto il 95%.
I 600 poliziotti sbarcati a Lesbo per difendere la costruzione del nuovo lager, se ne sono andati di corsa. Sono invece rimasti i fascisti di Alba Dorata (Chrisi Arghì), che hanno provato, purtroppo con successo, a cavalcare il malcontento popolare in un’isola che sino a due anni fa aveva mantenuto la propria attitudine all’accoglienza della gente che arrivava con i barconi.
L’isola è oggi spezzata in due dai blocchi stradali animati dai fascisti, che hanno effettuato numerose aggressioni ai migranti e attivisti delle ONG: ossa spezzate, auto distrutte, azioni squadriste con lo scopo di seminare la paura e bloccare nuovi sbarchi.
Dal canto suo la guardia costiera greca ha sparato in acqua ad un barcone, un bimbo a bordo di un altro gommone è annegato in un mare del tutto calmo, mentre stava approdando a Lesbo.
Il governo greco punta sul caos per moltiplicare e rendere più dura la repressione.

Ne abbiamo parlato con Cosimo Caridi, giornalista che da ieri si trova a Lesvos.

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