Roma. Lavorare per un piatto di lenticchie

Scritto dasu 5 Maggio 2020

A Ostia Virginia Raggi ha inaugurato il primo Mercato Sociale, dove i poveri potranno acquistare generi alimentari di prima necessità in cambio di lavoro. Per comprare latte in polvere, olio e pasta dovranno sfalciare prati, sistemare aiuole gratuitamente.
Roma è il comune agricolo più grande d’Europa, ed è anche la grande città con più parchi integrati nello spazio urbano. Parliamo di 44 milioni di metri quadri di verde pubblico e di circa 330.000 alberi. Ci sono le antiche ville nobiliari sopravvissute alle lottizzazioni su cui è stata edificata la Roma Moderna, e i parchi come la Caffarella, il parco degli Acquedotti o il parco di Aguzzano, vere e proprie porzioni di agro romano e campagna che si insinuano tra le vecchie borgate. A questo vanno aggiunti parchi e parchetti di quartiere, aiuole, aree cani e rotonde.
Servirebbero centinaia di giardinieri, orticoltori, che il comune non assume. Oggi, grazie alla crisi sociale accelerata dalla pandemia, la sindaca di Roma trova l’uovo di Colombo e affida questi lavori ai tanti che sono costretti a ricorrere agli aiuti alimentari distribuiti da associazioni e istituzioni.
Evidentemente la cura della città, il verde, le strade, gli spazi comuni non sono un “bene comune” su cui la sindaca pentastellata si senta di investire.
Maglio trasformare i poveri in lavoratori senza diritti retribuiti con olio e pasta, ossia in schiavi.
Da diversi anni l’amministrazione capitolina scarica la cura del verde sulle associazioni di volontari, o facendo leva sul lavoro gratuito di detenuti e rifugiati.

É la logica del reddito di cittadinanza a 5Stelle, che funziona solo su base premiale a chi è disposto ad accettare qualsiasi lavoro a qualsiasi condizione.
Un’elemosina che il disoccupato deve dimostrare di meritare, piegandosi ad ogni richiesta, perché la povertà non è una condizione sociale da cui riscattarsi con la lotta, ma una punizione che tocca a chi non è stato alle regole del feroce gioco del capitale.

Ne abbiamo parlato con Francesco, un compagno di Roma

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