Lui? Lei? Arcobaleno? Dal Pride istituzionale al Free(K) Pride, Frocial Mass

Scritto dasu 23 Giugno 2020

Quest’anno il Pride istituzionale, sponsorizzato da banche, discoteche e comune di Torino si è svolto on line.

Le panchine e gli alberi “lei” “lui” inaugurati nel giorno del Pride Virtuale sono stati risignificati dagli attivisti dell’assemblea queer ah squeerto.

Di seguito il comunicato che rivendica l’azione:

“Sabato 20 giugno, nella giornata del “primo Pride online”, il Coordinamento Torino Pride ha inaugurato un’opera chiamata Genesi composta da una panchina arcobaleno in mezzo a due alberi, uno con sfumature di rosa con la scritta LEI e l’altro con sfumature di azzurro con la scritta LUI [foto nei commenti]. È chiaro che la fantasiosa spiegazione dell’opera nel testo dell’evento non basta a convincerci, ci sembra evidente che l’opera sia stata progettata con approssimazione e risulti assurda e offensiva a chiunque abbia un minimo di dimestichezza con le tematiche LGBT+. Se già “i sei colori delle bandiere – e delle panchine – arcobaleno ci stanno stretti” (per dirla con l* amic* di Marciona), gli alberi erano semplicemente inaccettabili. Noi contro la violenza del binarismo ci lottiamo tutti i giorni e non abbiamo alcuna intenzione di lasciare che un’opera a tema LGBT riproduca quella violenza. Ci rivendichiamo la rabbia contro le gabbie del genere, l’istituzionalizzazione delle lotte e le rappresentazioni pacificate. Il pride è rivolta.”

Da qualche anno gruppi transfemministi queer e solidali frocizzano le strade delle nostre città, riportando il pride su un piano critico di lotta all’esistente, e in particolare ai sistemi di potere e alle loro gerarchie: il patriarcato, l’etero-cis-sessualità obbligatoria, il capitalismo, il (neo)colonialismo, il fascismo, il machismo, l’abilismo, lo specismo, l’ageismo, la sessuofobia, la religione e molti altri.
Anche quest’anno ci sarà il Free(K) Pride, Frocial Mass! In bici, pattini, ma anche a piedi.

Ne abbiamo parlato con Sbrock di ah… squeer-to

Ascolta la diretta:

Di seguito il testo di lancio del Free(k) Pride Frocial Mass:

“Da qualche anno gruppi transfemministi queer e solidali frocizzano le strade delle nostre città, riportando il pride su un piano critico di lotta all’esistente, e in particolare ai sistemi di potere e alle loro gerarchie: il patriarcato, l’etero-cis-sessualità obbligatoria, il capitalismo, il (neo)colonialismo, il fascismo, il machismo, l’abilismo, lo specismo, l’ageismo, la sessuofobia, la religione e molti altri.

In questo tristo 2020 i corpi non conformi, e in particolare i corpi trans, non eterosessuali, disabili, vecchi, tutti i corpi non (ri)produttivi, sono stati dimenticati, sanzionati e confinati tra le mura domestiche di quella microsocietà, la famiglia, che spesso per le persone lgbt+ e per le donne diventa violento luogo di reclusione.

Molt* altr* un tetto proprio non l’avevano: anche durante l’isolamento a Torino, una delle capitali degli sfratti, non sono rimasti che i pericoli della strada e dei dormitori, diventati focolai come le RSA, diventati gabbie come i CPR, dove alle violenze inflitte ax prigionierx si è aggiunta quella del sovraffollamento durante la pandemia.

Anche i corpi in carcere sono stati piegati con la violenza durante le rivolte che hanno attraversato le prigioni italiane. I corpi dex lavoratorx “essenziali” sono stati esposti al contagio per far funzionare la macchina del profitto. La produzione bellica non si è mai fermata, lx facchinx dell’e-commerce hanno fatto gli straordinari.

Nel mondo in cui siamo forzati a vivere ci sono persone che non valgono, sacrificabili, sostituibili, intercambiabili. La gestione della pandemia lo ha reso crudamente evidente.

Il coordinamento Torino Pride, l’associazione di secondo livello che a Torino raggruppa tutte le associazioni lgbt+ mainstream, comprese le lobby liberal espressione dei partiti di maggioranza, e polis aperta, un’associazione di sbirri gay, ha deciso quest’anno di celebrare, nel cosiddetto pride month, il “primo pride online della storia”.

Il Torino Pride non ci mancherà. Non ci mancherà la kermesse da centomila persone che tinge di rosa l’immagine dello stato e della sindaca, che lava di rosa le coscienze di omo-lesbo-bi-trans-fobici più o meno latenti pronti a farsi scattare foto coi loro brand arcobaleno e l’hashtag #loveislove.

Noi vogliamo #moltodipiùcheglihashtag. Vogliamo rioccupare le strade con i nostri corpi. Rifiutiamo – ancora una volta – la logica del produci-consuma-crepa che in questo post-lockdown si è fatta ancora più evidente. Questa logica che ci vorrebbe docili (ri)produttor* e consumator* che rinunciano al conflitto per il “bene comune”. Se scegliamo di prenderci cura l’un* dell’altr* lo facciamo perché crediamo nella cooperazione e nella tutela solidale e volontaria, non perché uno stato paternalista ce lo ordina.

Noi translellefrocie e complici non rinunceremo a riprenderci le strade, e vi rifacciamo il Free(K) Pride, quest’anno una Frocial Mass!

Ci pigliamo tutto!
Bici, cicli, tricicli, sedie a rotelle, pattini, trabiccoli, carretti, trampoli o semplicemente i vostri deliziosi piedini per frocizzare l’esistente, nel rispetto e nella tutela dell’altr*, usando mezzi non amotore per riaffermarne l’importanza, ingombrandoci di travestimenti per tutelarci con la distanza fisica ma non sociale, per farla anticapitalista, antiautoritaria. Libera.

Queste le linee guida che abbiamo pensato insieme per scendere in piazza con un occhio di riguardo per le vulnerabilità di tutt*:

* indossiamo mascherine e maschere, attivando la nostra creatività frocia e antispecista;
* scegliamo un mezzo su ruote (bici, pattini, sedie a rotelle, carretti, ecc.) oppure veniamo a piedi addobbandoci o travestendoci in modo da evitare l’eccessiva prossimità fisica (qualche suggerimento: scatole e cartoni, gonne ottocentesche, ali);
* manteniamo il corteo il più lento possibile perché l’andatura sia adatta a tutt*.

Ci vediamo in piazza Castello sabato 11 luglio alle 16!”


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