Trump vs Twitter. Tra censura e libertà d’espressione

Scritto dasu 1 Giugno 2020

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La storia d’amore tra Trump e Twitter è entrata in crisi dopo che il social americano si è permesso di correggere le parole del presidente riguardo la possibilità del voto via web e di “censurarlo” per istigazione alla violenza. il Tycoon si è scagliato contro la sua maggiore cassa di risonanza accusando di prendere posizioni politiche avverse alle sue, minacciando di andare a ritoccare la Section 230 del Communication Decency Act, creata nel 1996 per svincolare le piattaforme che si basano su contenuti generati dagli utenti da responsabilità legali per ciò che gli stessi utenti postano.
Eppure se la legge permette impunità alle piattaforme, non si capisce con quale autorevolezza e su quali principi i moderatori dei social possano oscurare, censurare, cancellare post e profili di persone e gruppi.
Non è solo questo aspetto di censori e portatori di verità il lato ambiguo di questi strumenti di comunicazione globale, ma anche l’uso e la vendita dei dati dei propri utenti e l’attività degli algoritmi che gestiscono la nostra bacheca e che riescono a condizionare e pianificare le notizie, le persone e gli aggiornamenti con cui ci interfacciamo ogni volta che accediamo con un account.
In questo contenzioso l’unica ad essere in pericolo è la libertà di espressione: da una parte le limitazioni dell’autorità statale a quel che doveva essere l’universo libero di internet, dall’altra il profitto e l’accaparramento di dati dei monopoli del web.
Ne parliamo con Luca Serafini (https://www.tpi.it/esteri/trump-twitter-guerra-per-la-verita-analisi-20200529611044/)

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