Milano-Torino; sgombero Galipettes e analisi delle piazze

Scritto dasu 1 Novembre 2020

IN UN MONDO OSTILE LOTTARE È NECESSARIO
Questo il titolo del comunicato pubblicato in seguito al secondo sgombero del Galipettes occupato.
In una città, Milano, dove la questione abitativa diventa una lotta quotidiana contro le logiche estremamente esclusive del mercato, la pratica dell’occupazione viene respinta dalle istituzioni con ogni mezzo e la massima urgenza.
Alcuni compagn* hanno resistito fino all’ultimo allo sgombero, tenendo il tetto per più di trenta ore.
Ne parliamo con un* compagn*, approfondendo alcuni momenti dei giorni successivi.

Si è parlato un po’ dovunque della composizione estremamente complessa delle piazze di questi giorni.

Rabbia diffusa, malessere, sfiducia, impotenza. Probabilmente questi i nodi emotivi che collegano le piazze italiane in questi giorni di proteste contro i coprifuoco e i presagi di nuovi lockdown all’orizzonte. Ma anche una certa gioia selvaggia, euforia che sembra la reazione ad una disperazione non riducibile a ragioni meramente economiche. L’entusiasmo di aggredire degli spazi e trovare delle pratiche, controverse quanto si vuole, che abbattano il muro dell’afasia, che traccino discorsi dove la capacità di esprimersi a parole manca.

Parliamo di emozioni chiaramente prepolitiche, di una pressoché totale mancanza di presa di parola ( se escludiamo la protesta corporativa e lavorista dei commercianti di piazza Vittorio, la cui loquacità non stupisce), su cui è difficile prendere posizione. Ma probabilmente queste posizioni condivise le dobbiamo ancora costruire, realizzando le alleanze per ora soltanto possibili, che sembrano aleggiare nell’aria carica di tensione di questo autunno.


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