Caffè turco con Murat: accelera la svolta repressiva e l’oscurantismo

Scritto dasu 22 Marzo 2021

Nella giornata in cui ricorrevano i 150 anni dall’insurrezione della Comune di Parigi, Murat ha selezionato una Internazionale un po’ particolare, eseguita da Bandista; scopriamo nel corso della rubrica che tre “Giovani ottomani” vi avevano partecipato, riportando nelle lotte turche ciò che avevano imparato sulle barricate parigine

Giovedì 18 il presidente e il suo regime non avevano ancora preso i tanti provvedimenti che hanno ancora aggiunto una stretta repressiva (praticamente messo fuorilegge il principale partito di opposizione e l’incarceramento del responsabile di Amnesty), l’ennesimo scarico delle colpe del sistema su un capro espiatorio (in questo caso il quarto governatore dela Banca di Turchia in pochi tempi) e una ulteriore chiusura ai bisogni di una convivenza civile non improntata a un arcaico patriarcato (l’uscita dalla Convenzione di Istanbul).

Ma i prodromi c’erano già tutti: dal discorso di Demirtas in videoconferenza nell’aula di tribunale, tradotto da Murat per “Pressenza”; alla rimozione della immunità e la sospensione dell’incarico a parlamentari di opposizione (Ömer Faruk Gergerlioğlu allontanandosi dal parlamento aveva gridato in curdo: «Vivere è resistere, viva la fraternità dei popoli»; fino alle centinaia di persone che davanti al palazzo di giustizia di Istanbul protestavano durante la prima udienza contro gli studenti di Boǧaziçi (e qualche giorno dopo sappiamo che in molti di più stanno scendendo in piazza a difendere il diritto costituito contro gli uomini che uccidono le donne, che sappiamo essere una percentuale seconda solo ai femminicidi commessi in Messico). Ne parleremo più diffusamente il 25, ma già in questa puntata, dove sentirete un aggiornamento anche sulla lotta dei lavoratori della Bialetti, ci sono molte suggestioni di un periodo molto concitato nella vita politica e sociale della Turchia.

 


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