euro

Ieri la Commissione europea ha presentato le previsioni sulle prospettive economiche per l’Ue delineando un quadro tutt’altro che roseo. L’anemica ripresa, dice la Commissione, è stata essenzialmente trainata da fattori esterni come il prezzo del petrolio basso, l’euro “debole” rispetto al dollaro e una politica monetaria assolutamente accomodante da parte della BCE. Una parentesi “favorevole” in […]

I segnali ci sono tutti. Lo sgretolarsi del trattato di Schengen, ancora in vigore, ma di fatto disdetto da sei paesi dell’Unione, è solo il punto di approdo dello scontro sull’accoglienza e gestione dei profughi di guerra che da mesi si stanno muovendo verso i paesi più ricchi dell’Europa del nord. La trattativa tra Gran […]

La prossima domenica il popolo greco sarà chiamato ad esprimersi in un referendum consultivo (senza potere effettivo) con un Sì (“Nai“)  o un No (“Oxi“) – da molti interpretato come un Sì al “Memorandum Syriza”, che sarebbe invero disposto a concedere ancora  molto – all’ultimo accordo proposto dalla Trojka. Quel che è certo è che […]

Lunedì doveva essere il giorno decisivo. Nel weekend la gente ha vuotato le banche, la Grexit pareva l’esito scontato del lungo braccio di ferro tra UE e governo greco. Prima del default c’era un ultimo incontro, i cui esiti, per un lungo momento, sono parsi scontati. Invece no. Lunedì mattina le agenzie hanno battuto la […]

Dalla vittoria elettorale di Syriza consumatasi una decina di giorni fa, non è passato giorno senza che i governanti dell’Unione Europea non esprimessero terrore misto a fastidio nei confronti di chi ha osato disubbidire ai diktat dell’austerity e dell’impoverimento che ne consegue. I media commerciali e di stato (spesso le due tipologie sono fuse insime), […]

La questione economica e politica legata alla Grecia che vuole uscire dall’Euro Gruppo con il muro innalzato da parte di Bce e dalla Germania, imponendo di fatto al governo Tsipras di continuare a trattare con la trojka, continuare con le “riforme di struttura”, senza neanche porre la questione dell’haircut (taglio) del debito greco. Solo a […]

Al decimo giorno di chiusura delle banche cipriote, tra manifestazioni di protesta e scontri con la polizia, è stato raggiunto l’accordo che consentirà al governo cipriota di salvare le banche del paese, grazie ad un prestito di 10 miliardi di euro. Il governo preleverà il 10% da tutti i conti bancari superiori ai 100.000 euro. […]

La crisi dell’euro, le convulsioni all’interno dell’Unione Europea, le pressioni degli organismi di governance mondiale, vanno compresi e smontati pezzo a pezzo per cogliere l’intima trama di vicende narrate dai media come una sorta di telenovela a puntate tutte uguali.
Quello che stiamo attraversando è un vero salto di paradigma, che – nei fatti- ha già mutato il volto del capitalismo e sta ridefinendo il ruolo degli stati nazionali.

Viviamo un passaggio di epoca in tempo reale, questa condizione viene solitamente chiamata globalizzazione: il suo dio è la moneta, il suo rito è la legge di mercato, i suoi sacerdoti sono le élite statuali, i suoi guardiani sono gli eserciti e le polizie in ogni dove, i suoi strateghi sono gli operatori bancari e della teocrazia finanziaria, i suoi sudditi sono i cosiddetti popoli sovrani, i suoi cantori sono gli intellettuali (giornalisti inclusi) decerebrati senza spina dorsale, le sue favole sono i regimi di democrazia rappresentativa, la sua ideologia egemonica è la comunicazione virtuale.

L’accelerazione verso una progressiva e potente spinta alla delocalizzazione di qualsiasi asse produttivo e riproduttivo – dall’alimentazione ai farmaci, dalla forza-lavoro al sapere diffuso, dall’economia reale della produzione e della distribuzione al consumo di massa e parcellizzato al tempo stesso – ha spiazzato un assetto della politica che per secoli si è articolato sull’istanza nazionale. Il che non implica un’automatica cessazione di funzione dello stato, uno Stato che ridimensionando gli ammortizzatori sociali si ritrova oggi snello e in forma per rafforzare ulteriormente le sue funzioni vitali: quelle di ordine pubblico, attraverso il duplice ricatto della fabbricazione del nemico interno e del nemico esterno.

I meccanismi della globalizzazione obbligano lo stato nazionale a dismettere parte della propria sovranità politica ed economica che viene sussunta su scala sovranazionale attraverso dispositivi di governance (Fmi, Bce, Nato, etc).

Lo spazio della politica si riduce drasticamente, a favore della gestione, dell’amministrazione, della governance si restringe sino a richiedere l’esautorazione delle stesse forme della democrazia parlamentare: i luoghi collettivi scompaiono a vantaggio di organi monocratici della decisione politica. L’autoritarismo leaderista e individualista si afferma nelle sfere più disparate, incentivato tanto da procedure elettorali segnate dal marketing politico, quanto da spostamenti significativi della deliberazione politica vera e propria in capo a singoli individui e non più ad assisi parlamentari.

Parlare pertanto di crisi in questi tempi è riduttivo, giacché l’ossatura del dominio sta conoscendo una immensa ridislocazione a livello globale, con la ridefinizione di egemonie planetarie, che hanno segnato gli ultimi due secoli. Emergono nuove potenze globali che cercano di scalzare dal trono quelle vecchie.
L’assedio all’Europa dell’euro e, più in generale, all’Occidente da parte della teocrazia finanziaria che usa il declassamento delle aziende-stati e lo spread-totemico per imporre il terrore di un dio senza misericordia, delineano una guerra guerreggiata sia a colpi di missili telecomandati da satelliti geostazionari, sia a colpi di brokeraggio borsistico.

L’Italia è stretta in questo fuoco, scivolando lentamente ma forse inesorabilmente verso una condizione di impoverimento, tra crescenti convulsioni.
Qualsiasi governo non può che tentare di governare una obiettiva riduzione di sovranità, per cercare di mantenere il proprio ruolo. Non potrebbe comunque fare altrimenti perché la gerarchia globale è l’orizzonte necessario alla propria sopravvivenza come elite di governo. Dall’altro, coloro che subiscono gli effetti della convulsione, che si traducono letteralmente in politiche omicide, si ritrovano affamati e privati di risorse: dalla precarietà esistenziale come forma-di-vita stabile e permanente all’erosione di redditi, dalla devastazione ambientale al parossismo consumistico in materia energetica, dal controllo tecnologico di ogni aspetto della vita pubblica e privata alla mercificazione e umiliazione di uomini e, soprattutto, donne, dalla macro-violenza proveniente dall’alto delle istituzioni alla micro-violenza mimata che si scatena irrefrenabile.

Ne abbiamo discusso con Salvo Vaccaro, docente di filosofia politica all’Università di Palermo.


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