EU: dove andranno i buoi quando si richiude la stalla?

Scritto dasu 4 Maggio 2016

Ieri la Commissione europea ha presentato le previsioni sulle prospettive economiche per l’Ue delineando un quadro tutt’altro che roseo. L’anemica ripresa, dice la Commissione, è stata essenzialmente trainata da fattori esterni come il prezzo del petrolio basso, l’euro “debole” rispetto al dollaro e una politica monetaria assolutamente accomodante da parte della BCE. Una parentesi “favorevole” in una crisi che si fa permanente e che non può durare eternamente. L’Europa è uno zombie che cammina sostenuta soltanto dalle iniezioni di liquidità di mastro Draghi e già in molti, nelle stanze dei bottoni di Bruxelles, stanno pensando a un exit strategy per quando la droga Quantitative Easing finirà.

La settimana scorsa, il presidente della Bundesbank tedesca ha chiarito che non c’è spazio in Europa per chi non rispetta i vincoli di bilancio e che il fatto che i paesi del Sud dell’Europa non abbiano utilizzato la parentesi favorevole nella crisi per ridurre il debito pubblico attraverso riforme lacrime e sangue sufficientemente dure lascia pensare che l’unione monetaria ha poco futuro.

La situazione italiana è particolarmente catastrofica, in particolare per quanto riguarda il settore bancario. Più di 300 miliardi di crediti “in sofferenza” (ossia che saranno difficilmente riscossi) fanno traballare tante banche che il governo non può direttamente salvare a causa della nuova normativa europea detta del bail in. Si ricorre quindi a degli escamotage, come il fondo Atlante, che oltre a essere insufficienti nascondono i processi di concentrazione in atto nel sistema bancario italiano con lo sfoltimento degli istituti più piccoli.

Ne abbiamo parlato con Renato (CUB banca):

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