Ilva. Un disastro a norma di legge

Scritto dasu 10 Aprile 2013

ilvaMartedì la Corte Costituzionale ha deciso che l’Ilva di Taranto continuerà a funzionare: ha infatti respinto i due ricorsi contro la legge 231 del 20 dicembre 2012, la cosiddetta “salva-Ilva”, approvata dal governo Monti proprio per evitare il blocco dell’attività dello stabilimento.
Secondo i ricorsi bocciati – presentati dal Gip e dai magistrati del Tribunale di Taranto che avevano disposto a suo tempo il sequestro di parte degli impianti e dei beni prodotti dall’Ilva – la legge è illegittima, perché non tutela i principi costituzionali della salute e dell’ambiente.
La Consulta ha invece stabilito che la legge 231 è costituzionale. In un comunicato che anticipa i motivi della sentenza si dice che le nome in questione «non hanno alcuna incidenza sull’accertamento delle responsabilità nell’ambito del procedimento penale in corso davanti all’autorità giudiziaria di Taranto».
Nel conflitto tra profitto e salute la corte costituzionale ha scelto la salute.
La prossima settimana andrà in scena il referendum in cui i cittadini di Taranto saranno chiamati a dire la loro su tra quesiti: tenersi l’Ilva, chiuderla, chiudere solo il reparto a caldo. Inutile dire che i risultati di un referendum consultivo varranno poco più di una statistica su vasta scala. Le scelte vere le ha fatte il governo Monti, con l’appoggio della Corte Costituzionale.

Ne abbiamo parlato con Salvatore del Comitato Cittadini e lavoratori Liberi e Pensanti

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