Attraversando Mare Nostrum: odissea, accoglienza e nuove proposte

Scritto dasu 31 Luglio 2014

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Un dato per difetto dà una strage di 25 mila persone di ogni sesso ed età affogati nel tentativo di raggiungere Fortress Europe negli ultimi 10 anni… ma sono molti di più.

Oggi sono arrivati altre persone da zone di guerra (e nessuno dei commentatori di ogni tipo si perita di andare a vedere quanto diritto avrebbero di fuggire dall’orrore, dalle bombe, ed essere aiutati a ricostruirsi una esistenza cercando di dimenticare quello che hanno perso, visto, gli affetti sottratti, i parenti e amici morti… le sofferenze e i capitali gettati per salvarsi) e sono anche arrivati altri da paesi dove non è più possibile vivere per fattori climatici, per ruberie dell’occidente, per regimi assassini o perché non c’è possibilità di mantenersi… che hanno altrettanto diritto di approdare alle nostre coste.

Mare Nostrum è stata la risposta minima (e considerata dispendiosa). Ora anche da “sinistra” si sta pensando a come superare l’impianto che dovrebbe cercare di evitare altre stragi su barconi, additando altri capri espiatori (come le figure degli scafisti), e la ricetta pare essere sempre quella di intercettare i flussi migratori dall’altro lato del mare, utilizzando enti strutture consolati ambasciate scartoffie che dividono e rimandano a chissà quale arbitrato e a chissà quali figure autorevoli la decisione se una persona possieda i requisiti o meno per essere “accettato”, “tollerato”… sfruttato..

Ne abbiamo parlato con Elio che in Sicilia segue con Borderline Sicilia gli eventi che capitano nel Canale e monitora i centri di accoglienza e le evoluzioni che l’amministrazione carceraria – o meglio prefettizia – immagina per loro, come si evince dal suo resoconto di centri  osceni con statuto giuridco o meno, hub, cpsa, cara, csa…

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