Jobs Act: la “fine del precariato” secondo Renzi

Scritto dasu 24 Febbraio 2015

Venerdì scorso è stato approvato il terzo decreto attuativo del jobs act, la riforma del lavoro privato targata Renzi si fa dunque sempre più concreta. Giornali e TV propinano una narrazione tossica che pretende che la contropartita alla fine delle tutele contro il licenziamento dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato (previste dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori) è niente di meno che la fine del precariato.

In realtà, se c’è l’abolizione formale di alcune forme di collaborazione (COCOCO e COCOPRO) restano in piedi lavoro intermittente, part-time elasticizzato, voucher e lavoro a somministrazione. Inoltre, la limitazione di certe forme di lavoro para-subordinato porterà probabilmente a un aumento delle false partire IVA che non sono state toccate dalla riforma con degli effetti catastrofici per tutte le lavoratrici e i lavoratori.

La chiacchierata con Marco Elia, sociologo del lavoro all’università la Sapienza, riviene sulla sostanza dei decreti attuativi del jobs act e sul dibattito fondamentalmente falsato intorno alla questione della flexsecurity e della presunta opposizione tra gli interessi dei lavoratori “garantiti” e “non-garantiti”.

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