Syriza nell’Europa della crisi, tra aspettative e falsi amici

Scritto dasu 3 febbraio 2015

Quanto sta avvenendo in Grecia, col nuovo corso politico inaugurato da Syriza dopo la vittoria elettorale, agita interessi, speranze e preoccupazioni nell’Europa attraversata dalla crisi. Sincere speranze per gli elettori delusi da una sinistra radicale frammentata e scarsa di proposte e facce nuove (in Italia e non solo), improbabili tentativi di palingenesi per un ceto politico rotto a tutte le allenze (Vendola e soci), amicizie interessate di chi spera di poter usare il neo-governo greco per far leva sulla Germania (Renzi, Hollande), indebolire ulteriormente l’euro (Obama) o fiaccare l’alleanza occidentale anti-russa (Putin).

In mezzo a tutto questo agitarsi e prendere le misure, le prime concrete mosse e intenzioni esplicite di Tsipras e del suo Ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis: innalzamento del salario minimo, rifiuto di nuove sanzioni alla Russia, parziale “disarmo delle forze di polizia (per metà base elettorlae dei neonazisti di Alba Dorata). Ma il nodo di fondo resta quello del debito: come ricontrattarlo? Per fare cosa? Come ha detto il neo-ministro alle Finanze “la Grecia soffre di debito” e contrarne di nuovo non migliorerà la situazione.

Per commentare gli scenari probabili e i nodi politici di fondo abbiamo interpellato due interlocutori che guardano alla vicenda da due prospettive differenti:

Argiris Panagopoulos, organico a Syriza e  corrsipondente dall’Itlia della rivista Avgi (Aurora, http://www.avgi.gr)

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Raffaele Sciortino, ricercatore sociale indipendente e nostro collaboratore

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