Lampedusa: Primo Maggio tra radar e centro di accoglienza

Scritto dasu 30 Aprile 2015

Oltre alla manifestazione del MayDay milanese, il Primo Maggio vede anche un’importante manifestazione a Lampedusa, dove non si è mai festeggiato in modo politico la Festa del Lavoro, ma come ci dice Giacomo di Askavusa, visti gli avvenimenti degli ultimi mesi, che vedono doppiamente impegnati i lampedusani sul fronte dei migranti e su quello delle servitù militari, con i radar installati, sui qualil l’Arpa non fa che cercare di rassicurare come nel resto del territorio nazionale, i compagni di Askavusa hanno provato a scomettere su una folta partecipazione di persone sensibili ai temi dibattuti per condividere riflessioni sui diritti dei lampedusani costantemente negati, l’isola usata per cerare emergenza, mentre le genti che vogliono muoversi devono poterlo fare in maniera libera; ovviamente su questo si innesta il no alla guerra e alla vendita di armi, causa delle precedenti piaghe, a contorno non mancheranno festa e musica.

Giacomo ci illustra anche i modi e i tempi di permanenza nel centro, ora svuotato, ma nei giorni scorsi ospitava in promiscuità minori, bambini, adulti, donne in muisura anche di mille persone, laddove lo spazio è per 400 ospiti.

Mare nostrum o Triton è sempre lo stesso approccio sbagliato: i flussi migratori vanno sottratti a trafficanti e stati: il problema è la militarizzazione del porto, dell’isola, della migrazione; un gioco sporco sulla pelle di gente che subisce angherie ormai da vent’anni: bisogna regolarizzare i viaggi, sottraendo spazi ai militari, a cominciare dai 6 radar e infinite antenne, costituendo una delle aree più militarmente inquinate d’Europa, che produce rendite nocive miliardarie.

Contro tutto ciò solo la sollevazione popolare come in Valsusa, a Niscemi o in Sardegna può ottenere risultati; perciò Giacomo dice: “Noi abbiamo cominciato, ci vuole del tempo…”

Unknown


Current track
TITLE
ARTIST