Le panzane sul Jobs Act

Scritto dasu 14 Ottobre 2015

Si susseguono da diversi mesi i roboanti annunci di Matteo Renzi che quest’estate gongolava sul fatto che, in Italia, i lavoratori stabili sarebbero aumentati addirittura del 36% dopo la recente riforma sul lavoro.

Insomma, come direbbe il premier, è l’Italia che riparte?

In realtà la situazione è ben diversa, il Jobs act non ha creato posti di lavoro stabili visto che i nuovi contratti l’unica cosa che hanno d’indeterminato è la data in cui il padrone ci può licenziare (un contratto non tanto a “tutele crescenti” quanto a “fregature decrescenti” insomma). L’unica fatto di rilievo è lo spartirsi delle imprese di forti incentivi fiscali, tra l’altro spesso ottenuti licenziando i lavoratori che avevano vecchi contratti e riassumendoli con le nuove forme contrattuali che proteggono meno il lavoratore. L’unica cosa che sembra veramente essere esplosa grazie al Jobs act è il numero dei voucher (+73% in un anno), che rappresentano il rapporto di lavoro più precario in assoluto.
Abbiamo cercato di ricostruire cosa si nasconde dietro gli entusiastici twit di Renzi con Luca del collettivo Clash city workers che ha appena pubblicato un’interessante analisi sul tema:

clashxity_jobsact

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