Le guerre afgane

Scritto dasu 27 Gen 2018

Torna alla ribalta del mondo la terra afgana, sia nei confini in cui è stata racchiusa dal colonialismo occidentale per continuare a devastarla con guerre per procura, sia nel mondo dove vivono ai margini, senza rappresentanza, né diritti, perché la loro condizione di rifugiati non è riconosciuta dalle stesse potenze che da decenni occupano il paese e finanziano miliziani, jihadisti, signori della guerra… quegli stessi che negano accoglienza ai profughi hanno dichiarato quello spazio non in situazione bellica, mentre ogni settimana ci sono attentati con decine di morti e le strade sono costellate da mine, gruppi armati che derubano, stuprano, vessano, ammazzano su base confessionale, etnica o più semplicemente di convenienza. Ne fanno teatro di guerra e impongono fantocci a gestire affari di droga, armi e il business degli aiuti, con un governo connivente e bloccato dalla rivalità tra presidente e capo del governo.

 

In questa settimana si sono registrati due attacchi uno da parte di Talebani di al-Qaeda, l’altro da parte dei miliziani del Califfo che vanno ad aggiungersi ai molti conflitti interni che si alimentano a vicenda su scala regionale, nazionale e nello scacchiere internazionale. L’intervento dello Stato islamico all’interno della partita afghana ha frammentato ulteriormente la galassia talebana e in particolare proprio nella provincia di Jalalabad gli scontri sono stati piuttosto aspri, finché le diverse cupole sono andate alla trattativa, a parte quelle che fanno riferimento all’Iran, nuova potenza a supporto non necessariamente solo di sciiti; ma anche i paesi del golfo investono su gruppi che tengano alta la tensione; pure i russi sono molto interventisti negli ultimi tempi, temendo l’espansione della guerra santa nelle province caucasiche della propria confederazione. E poi c’è l’abbraccio del vicino pakistano che è da sempre letale e produce altre forme di controllo straniero.

 

Fin dal 2015 si è instaurata la provincia del Khorasan regolata da affiliati allo Stato islamico, che fino alla sconfitta militare dell’Isis era molto attrattiva, mentre ora forse l’aspetto nazionalista di al-Qaeda lo rende di nuovo più apprezzabile rispetto alle divisioni interne che hanno preso a scuotere i seguaci del califfo e quindi anche i talebani che avevano aderito al sogno dello stato islamico stanno rientrando sotto i vessilli qaedisti.

 

Sullo sfondo tutto è offuscato dalla grande ipocrisia dei paesi occidentali che usano il diritto internazionale a corrente alternata: condanne di violenze e attentati e accordi capestro per imporre al governo debolissimo rimpatri forzati, fingendo che questo paese sia un paradiso sicuro dove rimandare eventuali afghani privi dei requisiti per ottenere il permesso di soggiorno, magari per rimpolpare quei 3000 civili morti ogni anno per le azioni di terrorismo periodiche.

 

Ne abbiamo parlato con Giuliano Battiston a seguito di due articoli comparsi su “il manifesto” in questi giorni:

Afghanistan: le guerre per procura


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