Da Roma a Torino. Erdogan assassino!

Scritto dasu 6 febbraio 2018

Ieri mattina a Roma si è tenuto un presidio di protesta per la visita di Erdogan in Vaticano e al Quirinale. Al sit in hanno partecipato circa 500 manifestanti a partire dalle ore 11.
A Roma è stato messo in atto uno straordinario dispositivo di sicurezza.

Il presidio si è svolto in largo Triboniano vicino Castel S.Angelo, a poche centinaia di metri da S.Pietro. Alla fine del presidio i manifestanti, nonostante polizia a cavallo, finanza e sommozzatori sotto al fiume Tevere, hanno cercato di partire in corteo fino alla basilica di S. Pietro. Ci sono stati un pò di scontri con almeno tre feriti ed un fermo.
La tesione non si allentata sino al pomeriggio, perché i manifestanti sono stati circondati e non hanno potuto lasciare la piazza.
Ramazan, l’uomo fermato durante la carica, è stato rilasciato con denuncia poco più tardi

Ascolta la diretta con Norma del Comitato di solidarietà:

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Il presidio indetto a Torino in occasione della visita di Erdogan al papa-re dello Stato Vaticano e ai capi di stato e di governo italiano si è trasformato in un corteo terminato di fronte alla sede Rai.
Da oltre 10 giorni il potentissimo esercito turco bombarda il cantone di Afrin in Siria. L’operazione “Ramoscello d’ulivo” mira a distruggere la rivoluzione libertaria e femminista della Siria del nord, dove si sperimenta il confederalismo democratico.
Gli uomini e le donne di questa rivoluzione hanno sconfitto l’Isis, protetta e sponsorizzata dagli islamisti turchi di Recep Erdogan.
L’Europa, l’Italia in prima fila, ha pagato la Turchia perché fermasse i profughi siriani.
Gli interessi italiani in Turchia sono enormi. Oggi pomeriggio, dopo le visite a Bergoglio, Gentiloni e Mattarella, Erdogan ha incontrato gli AD delle maggiori industrie italiane.
Il bagno di sangue ad Afrin è merito anche di armi made in Italy.

I governi europei , la Russia e gli Stati Uniti, dopo aver usato le milizie del Rojava per sconfiggere l’Isis, ora appoggiano o giustificano l’attacco al confederalismo democratico in Rojava.
Il governo turco ha massacrato i resistenti delle città insorte nelle aree curdofone, ha raso al suolo città e quartieri, obbligando la popolazione a prendere la via dell’esilio, della grande diaspora curda.
Migliaia di oppositori politici sono in galera, migliaia di insegnanti e dipendenti pubblici hanno perso il posto. Decine di giornali sono stati chiusi e i giornalisti arrestati.
La Turchia è una dittatura democratica e confessionale che bussa alle porte dell’Europa, mentre massacra la gente di Afrin.

Il giorno prima un gruppo di attivist* era entrato nella chiesa di via San Tommaso, chiedendo di leggere un comunicato. Al diniego del prete hanno srotolato uno striscione e letto il comunicato.
Alcuni partecipanti alla messa hanno aggredito i manifestanti.
La polizia, allertata dal prete, ha intercettato alcuni attivisti a qualche centinaio di metri dalla chiesa e li ha trattenuti in questura sino al pomeriggio, quando sono stati rilasciati con l’accusa di “interruzione di cerimonia religiosa”.

Ne abbiamo parlato con Paolo – Pachino – Andolina, ex combattente dell’Antifa Tabur

Ascolta la diretta:

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Con Stefano Capello abbiamo parlato degli interessi che legano l’Italia alla Turchia. Interessi al centro dell’incontro di ieri pomeriggio tra la delegazione turca e i rappresentanti delle maggiori imprese italiane, non ultime quelle armiere, che riforniscono di elicotteri e aerei da guerra l’aviazione di Erdogan, che in questi 15 giorni ha bombardato il cantone di Efrin.

Ascolta la diretta:

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Prossimo appuntamento a Torino:

Domenica 11 febbraio
corteo defendAfrin a Torino
ore 14 piazza Carlo Felice – Porta Nuova

 


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