Verona. Una piazza in difesa della libertà delle donne

Scritto dasu 17 ottobre 2018

Lo scorso 4 ottobre il consiglio comunale della città ha approvato una delibera a favore delle associazioni cattoliche cattoliche che fanno iniziative contro le interruzioni volontarie di gravidanza. Ha votato a favore della delibera leghista anche la capogruppo del Partito Democratico Carla Padovani. Padovani in passato aveva già preso posizione contro le unioni civili tra persone dello stesso sesso.

La mozione, sottoscritta anche dal sindaco Federico Sboarina, era già stata presentata lo scorso luglio: anche allora se ne era parlato a livello nazionale, non solo per i suoi contenuti ma anche perché il consigliere Andrea Bacciga, eletto con la lista Battiti per Verona di Sboarina, appena entrato nell’aula del consiglio aveva rivolto il saluto romano alle attiviste femministe che assistevano alla seduta.

Il 13 ottobre un corteo di cinquemila persone ha attraversato Verona in difesa della libertà delle donne di scegliere se e quando fare figli.

Lo striscione di apertura aveva la scritta “Molto di più di 194. Stato di agitazione permanente”. Questo slogan fa riferimento agli esiti dell’assemblea nazionale di Non Una di Meno, che a Bologna la settimana precedente, aveva lanciato una lunga ondata di iniziative sino allo sciopero femminista dell’8 marzo. Quella veronese è stata la prima tappa di un percorso, che ben lungi dal porsi sulla difensiva, rilancia oltre una legge, la 194, che contiene un dispositivo ad orologeria che di fatto negli anni ha consentito sia l’ingresso nei consultori di associazioni antiabortiste sia la quasi impossibilità di abortire in regioni dove la stragrande maggioranza dei medici si dichiara obiettrice di coscienza, senza che venga finanziata l’assunzione di medici non obiettori.

Verona è da molti anni terreno fertile di coltura dell’estrema destra cattolica, che si interseca con fascisti di ogni genere e si sviluppa tra la tifoseria dell’Hellas verona. Dieci anni fa 5 nazisti ammazzarono di botte un ragazzo, Nicola Tommasoli, senza alcuna militanza politica, ma diverso, perché portava un codino.
Il corteo del 13 ottobre ha portato una ventata d’aria fresca in città.

Riportiamo di seguito ampi stralci del post pubblicato da Non Una di Meno Verona:
“Eravamo migliaia a Verona. Eravamo una marea unica e femminista. (…)
Abbiamo cantato, ballato e resistito. Perché vogliamo molto più di 194. Perché i diritti delle donne, la parità salariale, i diritti riproduttivi, la lotta alla violenza domestica, sono i primi e fondamentali elementi della nostra lotta. Ma anche perché abbiamo molto chiaro che non c’è libertà delle donne senza la libertà di amare, desiderare, di unirsi con chi si vuole e di esprimere l’identità di genere che si sente di avere. Perché non c’è libertà delle donne, delle lesbiche, dei gay e delle persone trans, senza la libertà di movimento dei e delle migranti.

Ci hanno ringraziate in tantissim* ieri, donne che hanno già lottato (e che sanno bene come un diritto non sia mai per sempre). E persone giovanissime che hanno compreso il tempo e il luogo in cui ci troviamo. Qualcuna era commossa, qualcuno incredulo e molte felicissime per questo spazio di libertà che si è aperto.

E sì, Verona, ieri eri davvero bella, accogliente e tollerante. Ieri.”

Ne abbiamo parlato con Giulia di Non Una di Meno Verona

Ascolta la diretta:

2018 10 16 verona nudm giulia

 


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