Haftar, il leone del deserto per conto di chi?

Scritto dasu 5 Aprile 2019

Era prevedibile, forse solo la diplomazia italiana si è fatta sorprendere dall’avanzata su Tripoli delle truppe cirenaiche, che si sono prese Gharian, la porta per conquistare il potere tripolino. Il vecchio generale di Gheddafi, poi prezzolato dagli americani e ora sponsorizzato da Russia, Egitto, Francia nel gioco di alleanze variabili che caratterizzano l’attuale assetto geopolitico, forse non sta solo rinfozando la sua posizione in vista di un meeting che difficilmente si potrà ancora tenere sotto l’egida dell’Onu con l’azzoppato Fayez al-Serraj, il “sindaco di Tripoli” sostenuto da Turchia e Qatar.

Haftar si presenta come il campione dell’antijihadismo e ha operato bene negli ultimi tempi nel Fezzan per aggregare attorno a sé le volubili tribù, che appoggiano e sostengono in base all’interesse del momento; alcuni ritengono che stia in qualche modo controllando molti pozzi, ancora sfruttati dall’ente nazionale ma sotto lo sguardo attento delle sue milizie.

Forse siamo giunti al punto ricercato da Sarkozy con l’attacco del 2011 che rovesciò il regime creando quasi un decennio di caos e scorrerie: abbiamo prima ricercato nell’articolo di Alberto Negri pubblicato oggi su “il manifesto” per poi affidarci all’analisi di Nancy Porsia:

Strategie e interessi geopolitici tra i miraggi libici


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