Strapotere jihadista in Sahel o speranze della diffusione delle lotte sudanesi?

Scritto dasu 12 Giugno 2020

Negli ultimi giorni il Sahel e i territori limitrofi hanno registrato una recrudescenza di violenze quotidiane (i femminicidi in Nigeria), uccisioni (stragi e razzie attribuite a Boko Haram a Gobio nel distretto di Maidoguri), catture (Kushayb, il leader degli Janjiaweed, i diavoli a cavallo braccio armato di al Bashir in Sudan); fino ad arrivare alla improvvisa morte di Pierre ‘Nkourunziza, presidente del Burundi da quasi un ventennio controllato dal suo regime, dove la sua scomparsa può apportare cambiamenti nell’area dei Grandi Laghi: o una maggiore repressione, o una qualche apertura in chiave sudanese, dove ora non vigono più sanzioni e forse lo sviluppo può passare oltre la gomma arabica.

L’area, che coinvolge anche la Libia e gli interessi internazionali nascosti da quel conflitto, è in ebollizione per il fenomeno del jihadismo, rappresentato dallo scontro fortissimo tra i due macro-brand (Isis e al Qaida), che stanno pubblicizzando il covid come un’arma di Allah; e dalle contromisure di potenze globali, in primis la Francia (attivissima nell’area del Sahel – come dimostra l’uccisione in Mali di Droukdel, il leader algerino di al Qaida nel Maghreb) che ha realizzato un’alleanza per il controllo del territorio al confine tra Niger e Mali con l’Italia (operazioni militari volte a contrastare l’emigrazione); una strategia di coalizione franco-italiana in funzione antiturca nella vicina Libia, dove peraltro si trovano ufficialmente tutti ad appoggiare l’attuale vincitore Serraj.

Il tutto scorre su un quadro generale che vede le popolazioni dedite ad attività che nel loro sviluppo postcoloniale sottraggono le risorse a disposizione l’una all’altra: acqua e territori sono disputati da allevatori e coltivatori e i contrasti vengono sfruttati dai differenti gruppi affiliati al jihad e in assenza di strutture di welfare le popolazioni si “devono” rivolgere alle differenti milizie per la loro tutela.

Per condensare in un’analisi coerente tutte queste notizie differenti ci siamo rivolti ad Angelo Ferrari, giornalista e scrittore esperto di Africa:


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