Frontiere, droni, militarizzazione del Mediterraneo

Scritto dasu 1 Dicembre 2020

La guerra ai migranti nel Mare di Mezzo si fonda sempre più su sistemi di intelligence ed annientamento rapidi, efficienti.
Sono necessarie armi tecnologicamente sofisticate, meglio ancora se
chirurgiche ed invisibili, che siano in grado di uccidere comunque ed ovunque. Che colpiscano senza che chi le usa possa essere colpito. Dispositivi bellici che occultino crimini, orrori ed errori. Che possano vedere senza essere visti e che possano spiare senza essere spiati. Velivoli, veicoli, imbarcazioni e sottomarini del tutto automatizzati, controllati a distanza, centinaia e migliaia di chilometri lontano.
I droni in mano all’Unione Europea, alle sue flotte aeronavali e alle agenzie di “controllo” dei confini terrestri e marittimi, sono l’ultimo atto del progressivo processo di trasformazione del continente in un’inespugnabile città-fortezza.
L’Unione Europea non si limita a dotare Frontex di sempre più raffinati sistemi di controllo ma mette a disposizione i fondi Horizon, destinati a finanziare la ricerca degli istituti universitari che lavorano sui sistemi d’arma e dei dipartimenti di sociologia, che si occupano di giustificare le politiche di chiusura delle frontiere, facendo da sponda ai governi.

Ne abbiamo parlato con Antonio Mazzeo, antimilitarista, insegnante e blogger

Ascolta la diretta:

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