Milano. Sanitari in sciopero

Scritto dasu 15 Dicembre 2020

Il 14 dicembre i lavoratori della sanità degli ospedali Santi Paolo e Carlo hanno scioperato, attraversato l’ospedale San Paolo con cortei interni e momenti informativi. Nel pomeriggio si sono spostati in Regione, dove è entrata una delegazione.
La situazione nei due ospedali è esplosa sui media dopo la pubblicazione della lettera di 50 lavoratori e lavoratrici dei due ospedali che denunciavano le condizioni terribili del pronto soccorso, dove i medici sono obbligati a scegliere chi curare e chi no.
Ne abbiamo parlato tre settimane fa qui:
https://radioblackout.org/2020/11/milano-linfermiere-sul-tetto/

I lavoratori che avevano sottoscritto la lettera sono stati minacciati di gravi sanzioni disciplinari. La commissione di inchiesta nominata dalla direzione sanitaria è composta da membri interni che hanno preso pubblica posizione a favore del direttore Stocco.
In realtà la denuncia dei sanitari del pronto soccorso è solo la punta di un’enorme iceberg.
Lo sciopero del 14 dicembre è stato il temporaneo approdo di due mesi di agitazione permanente.
La consegna del silenzio ha generato un clima di terrore, alimentato dalle minacce contro chi denuncia la situazione e lotta per cambiarla.
L’USI-CIT ha rigettato l’accordo aziendale integrativo sottoscritto da poche RSU, legate a sindacati asserviti alle logiche padronali.
Questo contratto peggiora ulteriormente le condizioni di lavoro e salariali al San Paolo e al San Carlo.
É stata abolita la mensa per i turnisti, ridotto a 5 minuti il tempo per cambiarsi, si sono estesi sino a 12 ore i turni in pronto soccorso.
Le indennità di turno, di rischio infettivo sono ferme a 30 anni fa: pochi spiccioli per chi si gioca ogni giorno la salute.
Le RLS, che si occupano della sicurezza nei posti di lavoro, sono state ridotte a sei, mentre le altre 14 sono state cancellate. Difficile seguire la situazione di oltre quattromila dipendenti, specie in tempo di pandemia.
In ospedale non c’è reale separazione tra reparti covid e reparti non covid, sparsi a macchia di leopardo, senza divisione chiara tra percorsi puliti, sporchi e grigi.
Negli ospedali lombardi il covid galoppa, azzoppando ulteriormente strutture in carenza cronica di personale.
Non solo. La Regione obbliga le varie aziende sanitarie a mettere a disposizione lavoratori per i centri cittadini del tampone e per la struttura straordinaria allestita alla fiera, con l’ovvia conseguenza di rendere ancora più difficile il lavoro di chi resta e sempre più rischiosa la degenza dei pazienti.
La prossima tappa è l’estensione della mobilitazione permanente ad altre strutture ospedaliere. Al San Paolo e al San Carlo i lavoratori stanno pensando a giocare la carta delle dimissioni di massa.

Ne parliamo con un lavoratore del San Paolo, Pino Petita dell’Usi Sanità

Ascolta la diretta:

 


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