Milano. Ancora tagli alla sanità

Scritto dasu 30 Marzo 2021

In Lombardia l’assistenza sanitaria è sempre più un miraggio per chi non ha soldi per cliniche e ambulatori privati.
Negli ospedali San Paolo e San Carlo la situazione è difficilissima da molti mesi. Di questi giorni la notizia che 39 milioni di euro destinati a manutenzione e riqualificazione dei due ospedali, sono scomparsi dal bilancio.
Le “razionalizzazioni” introdotte con la riunificazione amministrativa servono a ridurre i costi ma peggiorano il servizio. Chiudere alcuni reparti chiave mette a rischio la vita di molte persone. Se al San Carlo arriva una persona colpita da infarto si ritrova l’emodinamica chiusa, perché solo quella del San Paolo è rimasta aperta. Non serve una laurea in medicina per comprendere le conseguenze anche fatali di queste scelte scellerate.
Medici e infermieri che denunciano la situazione sono sotto costante ricatto e rischiano il posto.
Questo accade in un quadro di corruzione dilagante. Il professore universitario messo a capo della commissione incaricata dalla direzione di giudicare i medici ribelli che durante la seconda ondata pandemica denunciarono la situazione del pronto soccorso, è uno dei tanti baroni finiti nell’inchiesta di concorsopoli. Nel processo per la mensa dei poveri sono finiti assessori regionali e comunali, tutti uniti al di là degli schieramenti, nella divisione delle prebende.
La scelta di favorire la sanità privata a discapito di ospedali e ambulatori pubblici è confermata dalla decisione di svendere alcuni terreni dell’area dell’ex Expo per costruire un nuovo ospedale privato, ormai quasi ultimato, mentre per i poveri mancano i servizi essenziali.
Al San Carlo e al San Paolo niente è cambiato negli ultimi mesi: i reparti covid sono divisi da quelli non covid da due righe colorate parallele nei corridoi. La mancata separazione delle aree è dovuta all’assenza degli investimenti necessari a mettere in sicurezza strutture, che ad oggi continuano ad essere bombe biologiche.
L’azienda ha inoltre cancellato i tre RLS, rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, dell’USI-CIT, il sindacato che in questi anni ha lottato duramente per mantenere ed accrescere la sicurezza di lavoratori e lavoratrici, oltre che dei pazienti.
Eliminare le componenti più radicali, inviare contestazioni disciplinari ai lavoratori più combattivi, è la strategia usata dall’azienda sanitaria per cercare di tappare la bocca ad ogni forma di protesta. Sinora non ci sono riusciti.

Ne abbiamo parlato con Gianni Santinelli dell’USI sanità di Milano.

Ascolta la diretta:


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