L’abbraccio esiziale tra mercanti d’armi e politica italiana

Scritto dasu 30 Aprile 2021

Il traffico d’armi segue solo criteri di mercato, ma si può tracciare. E questo è ciò che l’osservatorio sulle armi leggere e la rete italiana pace e disarmo fanno, diffondendo dati e informazioni. Contribuisce ad animarle Giorgio Beretta che abbiamo sentito per illustrare come certe teorie geostrategiche giustifichino la vendita di ogni tipo di armi in qualsiasi contingenza aggirando geopoliticamente le leggi in vigore. Un’economia che vale l’1% del pil, ma che viene spacciata come centrale delle finanze italiane. L’esportazione degli armamenti sono diventati un modo di implementare l’importanza dell’Italia nel mondo.

Sono disponibili due documenti utilissimi, uno è fornito per legge (la 185 del 1990: “Tutto deve essere conforme alle necessità di difesa italiane”) ed è previsto che al parlamento venga fornita la Relazione governativa annuale sull’export degli armamenti, un report che regola la vendita estera dei sistemi militari italiani; da questo si desumono alcuni dati importanti, quello che urla vendetta immediatamente è che il cliente più grosso per le casse italiane delle armi è l’Egitto, seguito dal Qatar, dal Turkmenistan… dall’Arabia saudita. Quest’ultima fin dai tempi in cui aveva già iniziato l’avventura yemenita. Giorgio Beretta, il nostro interlocutore, ricorda questa particolarità e viene spontaneo chiedersi se sarebbe possibile preconizzare nuovi conflitti e preparazioni di orizzonti bellici seguendo le indicazioni statistiche che si evincono da queste relazioni… considerando le leggi di mercato, per cui è ovvio che per passar a nuove tranche di consegne vanno smaltite le forniture precedenti.

Un dato è chiaro: con i quasi 15 miliardi del 2016 si prosegue a strascico, con una scia che arriva fino al 2021, portando con sé una serie di clientele e forniture fidelizzate per trascinamento che pongono il posizionamento italiano su un livello medio più alto.

L’altro documento a cura di Transparency International è uscito in questo scorcio di fine aprile. Si tratta dell’Analisi dell’industria della difesa sull’agenda politica italiana, un rapporto redatto a livello europeo sulle influenze che condizionano l’industria della difesa in Italia, le indebite influenze nella politica in materia di difesa. Germania e Italia sono state scelte come casi di studio per le caratteristiche della governance della difesa, con le potenziali influenze, i meccanismi messi in atto, il coinvolgimento delle fondazioni politiche, il fenomeno delle sliding doors, i sistemi di suddivisione della cifra totale e la difficoltà dunque di tracciare la somma totale destinata a “scopi di difesa”.

«le esportazioni di armi sono direttamente collegate alle strategie di capacità di difesa nazionale, poiché è la somma della produzione per le Forze Armate e per le esportazioni che rende la produzione di armi economicamente sostenibile. Questo crea nei Governi una dipendenza dalla promozione delle esportazioni di armi dell’industria in cambio di migliore capacità di difesa nazionale e maggiore capacità di produzione interna», Giorgio Beretta sintetizza e analizza con precisione i meccanismi e i dati in nostro possesso su quale sia la struttura del business, scoperchiando i traffici illeciti di armi e facendo nomi e cognomi dei responsabili, filiere complete di ordigni e poi protesi per “aggiustare” i danni prodotti.

L’intervento di Giorgio Beretta è integralmente contenuto in questo podcast:

“Il traffico d’armi segue solo criteri di mercato, ma si può tracciare”.


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