1 Febbraio, Yo Decido! Al fianco delle donne spagnole per il diritto all’aborto

Scritto dasu 31 Gennaio 2014

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In questi giorni il nemico dichiarato del governo spagnolo sembrano essere le donne, con un progetto di legge antiaborto significativamente denominata “Legge organica di protezione dei diritti del Concepito e della Donna in gravidanza”.
Dall’essere un diritto l’aborto torna ad essere reato, sebbene depenalizzato, e consentito in due sole circostanze, in caso di violenza sessuale o se sussistono gravi rischi per la salute fisica o psicologica della donna. In tutti gli altri casi, sarà vietato per legge, con l’ovvia e terribile conseguenza di un ritorno agli aborti clandestini.
I gravi rischi devono essere certificati e motivati da due specialisti. Nel primo caso il termine scade alla dodicesima settimana, e solo se la violenza è stata denunciata, mentre nel secondo il limite è fissato a ventidue settimane.
Anche la ricerca di un medico disponibile a praticare l’intervento potrà rivelarsi una corsa a ostacoli, dato che la legge introduce l’obiezione di coscienza per tutto il personale sanitario (dalla diagnosi all’intervento) e proibisce la pubblicità di cliniche in cui si pratichi l’aborto. Altro elemento di forte dibattito è la scomparsa del comma in cui si dettagliava il diritto ad abortire in caso di malattie o malformazioni del feto, ora lasciato all’ambiguità.
Inoltre, alle minorenni non basterà supplicare i sanitari di firmare il nulla osta, sarà indispensabile anche quello dei genitori, “chiamati a partecipare”.
Da tutte le regioni dello Stato Spagnolo, il 1° febbraio, migliaia di donne raggiungeranno la stazione di Atocha a Madrid per protestare contro il progetto di legge del governo Rajoy.

Alle ore 12.00 un corteo si recherà sotto l’Assemblea dei Deputati, per consegnare il seguente testo al Capo del Governo, al Presidente del Parlamento, alla Ministra Ana Mato, al Ministro Alberto Ruiz Gallardón (autore della proposta di legge) e ai vari gruppi parlamentari.
In questa giornata, in Europa ed in Italia, sono state organizzate azioni di solidarietà e di controinformazione.
Anche a Torino, a partire dalle ore 15, sotto il consolato spagnolo (piazza castello) ci sarà un volantinaggio e presidio, sia per solidarietà con le vicende spagnole, sia per ribadire come l’accesso all’aborto sia messo sotto minaccia anche da noi.
La legge 194 che regolamenta l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, è da anni sempre più a rischio di disapplicazione. La difficoltà di accedere all’IVG rischia di implementare la zona grigia degli aborti clandestini, anch’essi in crescita. Si tratta tuttavia di un collasso annunciato, a causa di una legge che nasce già carente in materia di limitazione dell’obiezione di coscienza, consentendo di fatto la situazione attuale, che ormai sfiora l’emergenza in molte regioni italiane. Un esempio su tutti, quello della regione Lazio, dove l’obiezione registra un inquietante 91%.
E in Piemonte? Benché ancora al di sotto della media nazionale, anche nella nostra regione il dati sono  preoccupanti: al 2012, il 67,5% dei/delle ginecologi/he e il 40% degli/le anestesisti/e erano obiettori/trici. A Torino i/le ginecologi/he obiettori rappresentano il 84,6% nella ASL To1, il 69,2% nella ASL To2, il 61,53% in To3, 68,96% in To4, il 61,20% in To5. Nelle altre provincie si registrano situazioni ancor più critiche, in particolare a Novara dove un solo medico è attivo, di Alessandria (2 medici) e di Cuneo (3 medici).
Ma non basta! In Piemonte, come in altre regioni italiane, i movimenti antiabortisti si fanno strada a colpi di leggi e delibere che permetterebbero loro di entrare nei consultori pubblici, trasformandoli in luoghi di predica e propaganda oscurantista, interferendo così nella libera scelta delle donne ad intraprendere il percorso dell’IVG. Qui in Piemonte questi interventi legislativi si chiamano Delibera Ferrero (2010) e Proposta di Legge 160 (2011), entrambi promossi dal governo regionale di destra di Roberto Cota.
Invece di vietare l’aborto e di limitare la libertà di scelta delle donne in materia di sessualità e maternità, o di spendere soldi pubblici per finanziare l’intervento privato degli antiabortisti nei presidi sanitari pubblici, costruiamo altri percorsi, questi sì, di consapevolezza e liberazione, quali la prevenzione, la contraccezione e l’educazione sessuale nelle scuole.
Ascolta la diretta con Chiara, del collettivo Medea:

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