Strage di Viareggio: tra richieste di condanna e rischio prescrizione

Scritto dasu 23 Settembre 2016

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La notte del 29 giugno 2009 32 persone rimasero uccise, per lo più intrappolate nelle proprie case o bruciate in strada, a causa dell’esplosione di alcuni carri cisterna contenenti gas propano liquido che erano deragliati nei pressi della stazione di Viareggio. Da allora su quella strage tante cose sono state dette e scritte, alcune di queste feriscono ancora chi quella notte ha perso amici e parenti. Ne sono un esempio le dichiarazioni di qualche giorno fa del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Delrio che trova un po’ sproporzionate le richieste di condanna dei pm nei confronti dei 33 indagati – uno su tutti Mauro Moretti allora AD di Trenitalia per il quale sono stati richiesti 16 anni di carcere – e delle 9 aziende coinvolte nel processo di primo grado che si chiuderà entro l’anno. Ancora più agghiaccianti le parole di Paolo Mieli editorialista per il Corriere della Sera che alla trasmissione “Otto e mezzo” su La7 di martedì scorso dichiarava di non capire come potesse essere Moretti responsabile per quel fatto; d’altronde non poteva mica il fu AD, che nel frattempo ha fatto carriera conquistandosi la poltrona da capo supremo di Finmeccanica, andar a controllare personalmente sul posto la messa in sicurezza di tutti i carri cisterna. Già, quello che poteva fare qualche anno prima dell’incidente però era di non dirottare i fondi destinati alla sicurezza dei trasporti verso le profittevoli lande dell’alta velocità, cosa di cui è sicuramente responsabile. E poteva forse Trenitalia non licenziare per conflitto di interessi con l’azienda nel 2011 Riccardo Antonini, ferroviere, colpevole di aver continuato, nonostante l’invito a cessare da parte di Rfi, a dare consulenze gratuite a una famiglia colpita dalla strage, durante l’incidente probatorio. E così la storia è andata diversamente o forse è andata come va sempre. Qualcuno che non c’entrava niente ci ha rimesso la vita e si è aperto un superprocesso per capire le responsabilità. Processo che ha già il sapore della farsa dato che in appello e in Cassazione mancheranno almeno due capi d’accusa, incendio colposo e lesioni colpose plurime gravi e gravissime, perché andranno in prescrizione già dal prossimo anno.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con Marco Piagentini presidente dell’associazione dei familiari delle vittime ” Il mondo che vorrei” che non si è mai perso un’udienza, così come gli altri parenti, e che ha continuato a monitorare e promuovere il dibattito intorno alla sicurezza su rotaia. Perché da quel lontano 2009 le cose non son cambiate di molto e quei convogli-bomba, così come il sistema a binario unico, tornato agli onori della cronaca dopo il terribile incidente di questo luglio, fanno ancora parte del triste panorama del trasporto ferroviario italiano.

Ascolta la diretta:

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