strage

Quel che è certo è che non si è trattato di un incidente, ma di una strage causata da un incendio doloso. Mercoledì notte nel parcheggio superiore di un centro commerciale in zona Centocelle si è consumato un rogo in cui hanno perso la vita tre sorelle, una ragazza di 20 anni e due bimbe […]

La notte del 29 giugno 2009 32 persone rimasero uccise, per lo più intrappolate nelle proprie case o bruciate in strada, a causa dell’esplosione di alcuni carri cisterna contenenti gas propano liquido che erano deragliati nei pressi della stazione di Viareggio. Da allora su quella strage tante cose sono state dette e scritte, alcune di […]

Canale di Sicilia, mar Mediterraneo: di nuovo la morte di centinaia e centinaia di migranti affogati in mare, una morte quasi sempre rappresentata tramite numeri o parole quali “tragedia”, “vittime”. Rappresentazioni che occultano i corpi ed edulcorano la realtà genocidaria. Oggi i linguaggi di media e rappresentanti di una classe politica putrefatta, con le sue […]

Forse alla fine il giudice Gerardo D’Ambrosio, recentemente scomparso, sconterà la sentenza con cui prosciolse Calabresi e gli altri poliziotti della Questura di Milano dall’accusa di aver torturato ed ucciso l’anarchico Pinelli. La sua condanna sarà quella damnatio memoriae che sempre colpisce i servitori troppo zelanti. Tramontata mani pulite, tramontata l’epoca delle “toghe rosse”, di […]

Ieri le autorità italiane hanno celebrato il decimo anniversario della strage di Nassiriya. Nassiriya non è lontana da Bassora, nel sud dell’Iraq, abitato prevalentemente da popolazioni shite. Le truppe italiane parteciparono attivamente all’occupazione militare dell’Iraq, dopo aver fornito appoggio logistico alla conquista statunitense del paese in quella che venne chiamata la seconda guerra del Golfo. […]

L’ennesima strage del Mediterraneo viene raccontata dalle parole rituali di un’autorità che rimuove le proprie responsabilità di fronte ad uno stilicidio continuo che ieri ha visto la morte di 13 persone, ma sono state 25.000 le morti causate da vent’anni di leggi anti-immigrazione. Ancora una volta, tutta la colpa viene scaricata sulla disumanità degli scafisti, […]

E’ cominciata davanti alla corte di assise di Lucca l’udienza preliminare del processo per la strage di Viareggio. 32 due morti, numerosi feriti e mutilati per l’esplosione di una cisterna contenente gas liquefatto in seguito al deragliamento di un merci nei pressi della stazione della città versiliese. Alla sbarra 32 persone che, al termine di tre […]

Dopo il massacro di venerdì a Hula e i morti ieri ad Hama il piano di pace dell’ONU vacilla. Un’analisi della situazione siriana alla luce degli ultimi accadimenti con Marco De Michelis, docente di Storia dei Paesi Islamici all’Università di Torino.   [audio:https://radioblackout.org/wp-content/uploads/2012/05/Siria.mp3|titles=Siria] Scarica l’audio della diretta

L’ultima strage di civili l’hanno attribuita ad un soldato ubriaco e pazzo. Ma non ci crede nessuno. Lo stesso governo/fantoccio guidato da Hamid Karzai ha preso le distanze da quest’ennesimo atto di ferocia gratuita. Ormai lo fa da mesi, perché nemmeno le esili strutture “democratiche” volute dagli Stati Uniti per mettere in scena lo spettacolo della democrazia, sono in grado di reggere l’impatto delle operazioni notturne dei soldati della coalizione ISAF.
Queste operazioni notturne, con tanto di rastrellamenti e sequestri illegali di civili, raramente si concludono senza lasciare sul terreno nuove vittime. Nonostante le ripetute proteste del parlamento afgano, dello stesso Karzai e della Loya Jirga, gli americani e i loro alleati si sono rifiutati di far cessare queste incursioni sanguinarie.
La strage della provincia di Kandahar con ogni probabilità – lo confermerebbe la presenza di un elicottero sui due villaggi colpiti – si inserisce nel quadro di queste azioni di terrorismo verso la popolazione civile, nel tentativo di erodere il sostegno alla guerriglia talebana.
Questa strage ha un precedente storico nella guerra del Vietnam, che, specie negli USA è lo spettro di guerra infinita che ormai accompagna l’avventura militare afgana. A Mylai, il 16 marzo 1968, vennero uccisi 347 civili, tra cui molte donne – spesso anche stuprate – bambini ed anziani. Alla fine i soldati ammazzarono anche gli animali domestici e diedero fuoco al villaggio. A far scattare la strage fu il sospetto che una famiglia sostenesse i vietcong. Sul tenente William Calley, che guidava le truppe, venne insinuato il dubbio che fosse psichicamente instabile. A capo della commissione di inchiesta era un uomo destinato ad una folgorante carriera, il futuro segretario di Stato, Colin Powell, che concluse che i rapporti tra americani e popolazione vietnamita erano comunque ottimi. Calley venne condannato all’ergastolo e ai lavori forzati, ma, per decisione del presidente Nixon venne subito messo ai domiciliari nella sua casa a Fort Benning e tornò in libertà tre anni e mezzo dopo.

L’Afganistan sta diventando sempre più una sorta di Vietnam per gli statunitensi, incapaci di cogliere la complessità etnica, geografica, religiosa, politica di un paese che non si può definire nei termini della nazione in senso occidentale, dove i governi americani hanno più volte cambiato fronte e dove, soprattutto, non hanno saputo trovare alleati tra popolazioni disprezzate e vessate per oltre un decennio.

Ne abbiamo parlato con Marco Rossi, autore di numerosi articoli e di un libro, “Afganistan senza pace”, uscito qualche anno fa per le edizioni Zero in Condotta.


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